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sabato 11 febbraio 2012

EDITORIALE

lun 06 feb, 2012
Alessio Gramolati
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Nel film “Johnny Stecchino”, quando Roberto Benigni ascolta lo “zio” su quali siano i problemi di Palermo, questi ripete convintamente “una grave piaga che ci diffama agli occhi del mondo … il traffico … il traffico!” Noi in questi giorni, setimane, mesi, ci sentiamo ripetere...l’art. 18!! ....
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PATTO ANTICRISI PER CONGELARE GLI AUMENTI MORATORIA PER COMUNI E SPA PUBBLICHE
mer 01 set, 2010
Di: Alessio Gramolati

Un patto anti-crisi per congelare gli aumenti. Una moratoria per Comuni e Spa pubbliche. E' la proposta del segretario della Cgil toscana Alessio Gramolati. L'intervista per il quotidiano la Repubblica Firenze è di Massimo Vanni

Gramolati, che autunno ci aspetta? «C'è ancora incertezza, gli Usa ci dicono che non è tutto fatto. La speculazione si è rivelata più forte del previsto, come mostra il caso Grecia. E quel pò di ripresa che c'è trova l'Italia in posizione di fanalino di coda con uno 0,4 in più».

E per ora senza ripresa dell'occupazione. «Esatto. Quello che accade però non è per caso, è frutto di errori ed omissioni. La destra europea e italiana ha formidabili responsabilità, quelle di non aver voluto far nulla contro la crisi: un modello che attenuasse le differenze non c'è stato. Per questo il 29 settembre i sindacati europei si mobiliteranno contro le politiche attuali, tra le quali spicca la manovra italiana. Ha avuto l'impareggiabile capacità di essere iniqua e depressiva».

La Toscana com'è messa?
«Avremo un riverbero della situazione più generale su tre versanti: il lavoro, il welfare e i redditi». Siamo al bollettino di guerra. «Basti pensare che nei primi 7 mesi di quest'anno siamo passati a 30 milioni e 585mila ore di Cassa integrazione rispetto ai 17 milioni e 670mila del 2009. Un balzo del 73 per cento. E molte di queste prestazioni andranno presto a scadenza ponendo l'urgenza del loro rifinanziamento. Va male l'industria, va peggio l'edilizia. E le poche riassunzioni non compensano il calo. Le donne disoccupate sfiorano il 9 contro la media toscana del 6,3. E nell'85 per cento dei casi sono contratti a termine».

E il welfare?
«C'è uno scivolamento di porzioni della popolazione verso la povertà e la domanda crescente di welfare diventa enorme di fronte ai tagli. Penso al fondo per la non-autosufficienza, alla scuola: siamo l'unico Paese che taglia università e ricerca. E il debito delle famiglie continua a crescere. Dal campione casuale ma rappresentativo delle 214mila dichiarazioni dei redditi dei nostri centri Caf salta fuori che chi ha avuto un'indicizzazione del salario o della pensione, ottenendo il 2,36 per cento in più, ha subito una crescita del prelievo del 3,78 per cento».

Vuole dire che i toscani pagano più tasse oggi di ieri?
«E' così. Per i redditi da lavoro e da pensione l'incremento del prelievo fiscale è superiore al vantaggio dell'Istat. In barba a tutti i proclami del governo, che prometteva di abbassare le tasse. Con i tagli la Toscana perde 3 miliardi di euro. Ma la riduzione dei redditi deprime la domanda interna: non a caso l'aumento più consistente della Cassa integrazione si ha nel commercio».

Ha qualche via d'uscita da proporre? «Avremo un autunno critico e delicato, con nuove doman de di prestazioni sociali e minori risorse per fronteggiarle, e con una necessità di rilanciare lo sviluppo. Lo dico francamente, la strada dell'addizionale Irpef non è praticabile. Si ricaverebbero forse 150-180 milioni di euro ma sarebbero quasi per intero a carico di coloro che già pagano per intero le scelte fiscali del governo».

Dunque lotta senza quartiere all'evasione? «Un dato per tutti. Oggi i contribuenti toscani sopra i 100mila euro sono intorno al 4 per cento. E di questi coloro che hanno reddito di lavoro autonomo sono lo 0,1 per cento. Piuttosto che insistere sui soliti noti credo sarebbe più opportuno, insieme ad una rigorosa e spietata lotta all'evasione, avviare una riflessione e una politica di accesso alle prestazioni di welfare».

Che intende per politiche di accesso? «Che il reddito dichiarato deve essere valutato assieme al patrimonio effettivo quando si erogano servizi: chi ha di più deve pagare di più. Altrimenti diamo a chi evade non solo il vantaggio dell'evasione ma anche un asilo o un servizio gratuito».

Dopo i tagli però avremo un autunno-inverno di rincari. «E' qui il problema. E chi oggi ha un patrimonio o il reddito determinato dalla speculazione paga meno tasse e anche meno servizi. Così però il costo del welfare si riversa sui produttori, imprese e lavoratori. Ci sono persone che scivolano verso la povertà e magari se ne vergognano come se fosse una colpa: il welfare deve pensare anzitutto a loro. Penso ai servizi che hanno utili, come le società dell'acqua: l'aumento tariffario dovrebbe prevedere una moratoria per le famiglie colpite dalla crisi».

Una moratoria solo per le tariffe dei servizi? «Le grandi società di servizi sono controllate dal pubblico. Ma c'è il rischio che, per coprire i tagli, le amministrazioni ritocchino le tariffe. Quello che proponiamo è un patto contro la crisi ai Comuni, le Province, la Regione e alla grandi Spa pubbliche».

Una tutela solo per i redditi bassi? «No, per chi ha perso il lavoro, per chi è in cassa integrazione. Apriamo una discussione su come fare una scelta del genere. Ma non è solo questione di tariffe. Occorre far evolvere il sistema dei servizi pubblici verso un modello industriale europeo».

Sta parlando di società pubbliche più grandi? «Nella nostra regione è purtroppo prevalsa l'illusione che l'ambito municipalistico ci avrebbe preservato dai tentativi di scalata. La piccola dimensione come elemento di difesa. Oggi questo nonè più vero. La Regione sta dando segnali in questo senso: non penso agli interventi sui cda solo come un doveroso e utile messaggio di rigore e sobrietà, ma anche alla premessa di un nuovo sistema di servizi più qualificato ed efficiente».

Di aggregazioni se ne parla da anni e anni invano. «E' vero, un modello con 39 società di rifiuti e 34 di trasporti non ha ragione d'essere. Serve un piano industriale: la frammentazione è una tassa sul localismo che non possiamo più permetterci. La Toscana non vuol fare come il governo che ha costruito un federalismo disgregante. Quando si eliminano le comunità montane si deve pensare a come dare una nuova governance, altrimenti è solo propaganda: Tremonti taglia gli stipendi agli alti dirigenti dello Stato esclusi quelli del suo ministero. Noi siamo pronti invece ad accettare la sfida».
 

da 'La Repubblica Firenze' 29.08.2010.-

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