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venerdì 12 marzo 2010

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dom 07 mar, 2010
Guglielmo Epifani (intervista a L'Unità [07.03.2010])
Epifani Guglielmo
Fisco, redditi, migranti, diritti del lavoro: «La nostra è una vertenza sindacale, non una petizione. Non abbiamo avuto risposte dal governo, per questo scioperiamo». «La battaglia sul fisco - spiega - è di quella parte del Paese che rispetta le regole contro l’altra parte che fa la furba. ....
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NIENTE REGALI ALLE MAFIE - Firma l'appello contro la vendita dei beni confiscati alle mafie
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Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità la legge109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pa­gato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
 
Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Se­nato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. È facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.
 
La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirom­pente sulla stessa credibilità delle istituzioni.
 
Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.
Libera
Creato il: mer 02 dic, 2009 4:03 pm
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