Francesca Re David, segretaria generale Fiom, all'agenzia AGI: "sarà un autunno caldo e intenso, di mobilitazioni

“No, non sarà un autunno facile”. La segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, si smarca dall’ottimismo della ripresa in corso e del Pil che cresce oltre le previsioni. A preoccuparla sono le crisi aziendali che si moltiplicano e si allungano, i nuovi focolai di crisi che si aprono, gli ammortizzatori sociali in scadenza. “In autunno”, dice intervistata dall’AGI, “arriverà un momento drammatico per effetto della riforma degli ammortizzatori sociali che ha cancellato strumenti e abbassato le coperture. Ci troveremo ad affrontare le crisi con i licenziamenti, che il Jobs Act ha reso meno costosi della cassa integrazione. Con l’esaurirsi degli ammortizzatori, le crisi non risolte e la prospettiva della pensione sempre più lontana, centinaia di migliaia di persone rischiano di rimanere senza reddito”.
La Fiom, aggiunge Re David, “è pronta a mobilitarsi su questi temi: come, quando e con chi lo discuteremo nelle sedi opportune”. A inquietare Re David è il clima che si respira, “catalizzato sulla follia dell’invasione dei migranti, su un’idea di società e di sinistra malate, prive di orientamento. Si parla di un’inondazione di fronte a numeri in calo, inferiori a quello dei giovani italiani che scelgono o sono costretti ad andare all’estero per studiare e trovare lavoro. Malattia di una società che ha smesso di mettere al centro il benessere e i diritti delle persone”. Anche la ripresa, dall’osservatorio Fiom, appare lontana. “La produzione industriale”, fa notare la leader delle tute blu della Cgil, “è ancora 20 punti sotto al 2007, quando invece Francia e Germania sono tornate ben al di sopra. Non ci sono investimenti, né ricerca né un barlume di politica industriale. Non si vede la fine della crisi. L’occupazione riprende solo per gli ultracinquantenni costretti ad accettare qualsiasi impiego per sopravvivere e gli elementi di protezione del lavoro si riducono drasticamente”.
Re David denuncia “una società senza rete” in cui “la distanza tra lavoro dipendente e soglia della povertà è sempre più labile. E una società incerta”, sottolinea, “genera relazioni cattive”. Per tutto questo, aggiunge, “la Fiom deve fare un ragionamento preciso, in grado di tenere insieme la questione degli ammortizzatori sociali per i dipendenti, del sostegno al reddito per i precari, del reddito di cittadinanza per chi cerca o perde il lavoro e delle pensioni, che ci vede, unici in Europa, con un sistema totalmente contributivo in presenza di un’età pensionabile altissima senza alcun elemento di solidarietà”. Il punto, osserva, è che “non si può fare cassa sui diritti delle persone. Su questo in autunno andrà fatta una mobilitazione seria”. Tutto intorno, dice ancora Re David, “è un continuo di crisi aziendali, di imprese che riducono il personale e licenziano, di casi di deindustrializzazione. Metà del Lazio”, elenca per fare alcuni esempi, “è in crisi complessa, all’Ilva i nuovi proprietari chiedono 4.000 esuberi, in Fca la piena occupazione resta un miraggio e continua la cassa integrazione, mentre si affaccia l’interesse di compagnie cinesi per parti del Gruppo senza che la famiglia Agnelli si senta in dovere di chiarire. Interi settori strategici dell’industria italiana, storicamente di eccellenza, sono diventati proprietà di multinazionali straniere, a testimonianza dell’assenza di una politica industriale degna di questo nome”.
Le richieste al Governo sono precise. A Palazzo Chigi, dice la segretaria generale della Fiom, “chiediamo innanzitutto che in questo Paese si ricominci a fare politica industriale e di sistema. Una politica che tenga al centro la questione della ricerca, degli investimenti e dell’ambiente, quindi le persone”. Inoltre, aggiunge, “è giunto il momento di modificare totalmente una legislazione del lavoro che in questi anni ha distrutto le tutele: è ora di smetterla di intervenire sui diritti dei lavoratori per creare occupazione, di fare cassa sulla loro pelle”. Ma in autunno sarà anche il momento di mettere alla prova il nuovo contratto dei metalmeccanici che la Fiom, dopo 15 anni, è tornata a firmare assieme alle altre sigle del settore. “L’intesa riafferma la centralità del contratto nazionale per il recupero dell’inflazione e rafforza il secondo livello per gli ulteriori recuperi di reddito. I rinnovi di secondo livello sono iniziati. Ma anche questo”, conclude Re David, “è un terreno tutto da conquistare”. da jobnews.it

 

Notizia del: gio 17 ago, 2017

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