TASSE: TREMONTI, RIFORMA IN TRE ANNI, CGIL, DETASSARE STIPENDI SUBITO
Di: EPIFANI VS TREMONTI
mer 31 mar, 2010
Epifani Guglielmo (icona)

Il giorno dopo le elezioni regionali, Giulio Tremonti, fa sapere che il governo è intenzionato a mettere mano sulla riforma del fisco entro la fine della legislatura. Il ministro dell'Economia, in effetti, ha preso la palla al balzo. La linea Tremonti sulle riforme è uscita rafforzata dell’exploit leghista, senza contare che ieri (30 marzo) la delegazione del Fondo Monetario Internazionale ha consegnato le conclusioni della missione annuale in Italia, nelle quali è contenuto un invito ad approntare una riorganizzazione necessaria a riassestare i conti pubblici del Bel Paese.

Tre anni, dunque, secondo Tremonti sono un arco di tempo abbastanza lungo per definire quella che definisce “la più grande riforma che uno può immaginare nel campo economico” e che rappresenta “la sfida per i prossimi anni. Per noi è la riforma delle riforme. È una riforma che allinea il nostro sistema al tempo che viviamo”.

Ed è proprio sui tempi che Guglielmo Epifani ha grossi dubbi. “Non mi convince un'idea di riforma fiscale così lunga che non si sa mai quando arriva, – ha detto il segretario generale della Cgil - mentre intanto i lavoratori continueranno, in questi mesi e in questi anni, a pagare, a parità di potere di acquisto, sempre più fisco: questo lo trovo sostanzialmente iniquo ed economicamente sbagliato”. Epifani, poi, ha anche ribadito che la prima cosa da fare, e in fretta, è ridurre il prelievo sui lavoratori “perchè, specie in una fase in cui il lavoro è scarso, non si può continuare a tassare sempre più i lavoratori”.

In ogni caso, la riforma che ha in mente il ministro dell'economia è costituita in parte anche da una revisione del sistema delle prestazioni, perchè il sistema fiscale “si è complicato enormemente nel corso degli anni, si è incrociato con il sistema previdenziale, non si capisce più dove comincia la previdenza e dove finisce il fisco”. Tremonti ha offerto poi garanzie sul fronte dei conti pubblici. All’Fmi, che chiede uno sforzo per far rientrare il deficit, il ministro conferma una correzione pari allo 0,5% per l'anno prossimo: “intendiamo rispettare l'impegno che abbiamo preso con gli altri partner in Europa”, ha detto.

Quindi, ha ribadito Tremonti, il sistema va stimolato e sul federalismo, altra riforma promossa dal Fmi, il ministro ha assicurato che la sua attuazione non farà lievitare i costi ma, al contrario, porterà delle riduzioni di spesa. “Già abbiamo fatto un pezzo del federalismo, manca la componente fiscale. Finora abbiamo avuto i costi del federalismo. Quindi l'ipotesi che faccia aumentare i costi è privo di una base logica”. È stato fatto “solo nella prospettiva di ridurre le spese. Siamo convinti che non sarà causa di aumento ma causa di rigore. Noi pensiamo che un aspetto di riduzione, anche in quel settore di spesa -ha concluso il ministro- sia il prodotto del federalismo”.

Insomma il disegno di Tremonti si concretizza in tre passaggi: dalle persone alle cose e cioè lo spostamento progressivo del carico dell’Irpef alle imposte indirette come l’Iva. Dal centro alla periferia, cioè il federalismo fiscale e dal complesso al semplice, cioè la divisione tra fisco e assistenza. Si tratta di un tentativo di sfoltire il gorviglio delle detrazioni, spesso utilizzate per fini assistenziali ma non fiscali. Infine l’obiettivo della lotta all’evasione.

D’altro canto, la Cgil non condivide il giudizio del Fmi sull'operato del governo italiano nel contrasto alla crisi. “A differenza di quanto sostiene il Fondo, - ha detto il segretario confederale Agostino Megale - le politiche adottate dal governo italiano per fronteggiare la crisi hanno rappresentato una risposta non all'altezza: si poteva fare molto di più pur in un quadro di conti pubblici in difficoltà”. “Tra i paesi del G20 che hanno messo in campo misure di stimolo fiscale per rilanciare l'economia – ha spiegato il dirigente sindacale - l'Italia è ultima della lista con appena l'1% del totale”.

Numeri che provano, aggiunge, “come sia mancato totalmente un sostegno alla domanda interna perchè non è stata adottata alcuna misura per sostenere i redditi da lavoro e da pensione, come dimostra il calo vertiginoso dei consumi. Il rischio è che l'Italia esca dalla crisi con tempi più lunghi rispetto agli altri e con un tasso di disoccupazione oltre il 10%”. La riforma sul fisco, dunque, per il sindacato di Corso d’Italia va fatta subito, ma a vantaggio di lavoratori e pensionati.
DA RASEGNA.IT
 

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