IMPRONTE ROM: IL PARLAMENTO EUROPEO BOCCIA L'ITALIA, IL DOCUMENTO IN SINTESI
Di: Nazzareno Bisogni - Uff. Stampa Cgil Toscana
gio 10 lug, 2008
Impronte digitali
Il testo della risoluzione votata oggi dal Parlamento europeo sul "censimento dei rom su base etnica in Italia" contiene innanzitutto una "esortazione" alle autorità italiane "ad astenersi dal raccogliere le impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell'imminente valutazione, annunciata dalla Commissione europea, delle misure previste". Secondo l'Assemblea di Strasburgo, questa modalità d'identificazione degli occupanti dei campi nomadi "costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica, vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell'Ue di origine rom o nomadi e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure".

Con la risoluzione, il Parlamento europeo "invita la Commissione a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati dell'Ue e il diritto Ue". Nel mirino degli europarlamentari, in particolare, è lo strumento della dichiarazione dello stato d'emergenza, attivato con il decreto del governo del 21 maggio, che permette alle autorità di agire in deroga da alcune leggi relative alle garanzie per i cittadini. Gli eurodeputati esprimono "preoccupazione" riguardo "all'affermazione - contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano - secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull'ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno 'stato d'emergenza' per 12 mesi".

L'Europarlamento, inoltre, esprime "preoccupazione" per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza per i campi nomadi, i prefetti di Roma, Napoli e Milano, cui è stata delegata l'autorità dell'esecuzione dei provvedimenti, inclusa la raccolta di impronte digitali, "possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi", sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di "calamità naturali, catastrofi o altri eventi". La dichiarazione dello stato d'emergenza su queste basi, osservano gli eurodeputati, "non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico".

Un altro punto qualificante della risoluzione è quello in cui si "condivide la posizione della Commissione, secondo cui questi atti (l'identificazione attraverso il rilevamento delle impronte digitali, ndr) costituirebbero una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, prevista dalla direttiva Ue n.2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, sancito dal Trattato Ue".

Per il resto, l'Europarlamento "condivide le preoccupazioni dell'Unicef" e ritiene "inammissibile" che, con l'obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi "vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati", con la raccolta delle impronte digitali. Sostiene, invece, che "il miglior modo per tutelare i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un'istruzione, ad alloggi e a un'assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento".

Il testo ricorda anche che i rom sono "uno dei principali bersagli del razzismo e della discriminazione", come dimostrato "dai recenti casi di attacchi e aggressioni ai danni di rom in Italia e Ungheria. Più in generale, il Parlamento chiede a tutti gli Stati membri di rivedere e abrogare le leggi e le politiche che discriminano i rom sulla base della razza e dell'origine etnica, direttamente o indirettamente, e sollecita Consiglio e Commissione a monitorare l'applicazione dei trattati dell'Ue e delle direttive comunitarie sulle misure contro la discriminazione e sulla libertà di circolazione, al fine di "assicurarne la piena e coerente attuazione". Invita poi gli Stati membri a intervenire a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, "di qualsiasi nazionalità essi siano". Gli europarlamentari sostengono che, laddove l'identificazione dei minori sia necessaria, gli Stati membri dovrebbero effettuarla, caso per caso, attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie e "nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica".

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