LA FORZA DEL 2 LUGLIO
Di: Alessio Gramolati
lun 05 lug, 2010
Alessio Gramolati 03

 

Diciamo la verità. Lo sciopero del 2 luglio ha sorpreso un po’ tutti. Quello che si è
materializzato lungo le sponde fiorentine del fiume di Toscana non può essere archiviato facilmente.
Decine e decine di migliaia di persone, di donne e uomini, giovani e anziani, nativi e migranti, lavoratori pubblici e privati, precari (loro uguali tanto nel pubblico che nel privato) hanno dato vita ad una delle manifestazioni più grandi e più belle della storia toscana. Non era un risultato scontato.
C‘è la crisi e lo sciopero è un sacrificio che pesa su stipendi già magri. C’era e c’è la divisione sindacale. c’era il caldo di luglio ed era tanto in piazza Santa Maria Novella. C’erano il Palio a Siena e il fine settimana. E, nonostante qualche lodevole eccezione, c’era il silenzio assordante dei media sui preparativi e sulle ragioni dello sciopero. Certo, c’era una grande organizzazione come la Cgil, radicata e sostenuta da migliaia di delegati e militanti solidi e appassionati. Ma tutto questo non è sufficiente a spiegare quel fiume di persone che ha tinto di rosso le sponde dell’Arno e la domanda di unità che quelle stesse persone hanno lanciato al Paese. Ciò che ha fatto la differenza è stata la manovra più iniqua e depressiva d’Europa.
Ed è di fronte alla materialità di questa ingiustizia che le persone si sono strette intorno ad una proposta alternativa. Una proposta capace di allontanare i danni e le criticità che la manovra produce nella vita dei cittadini. Perché c’è un altro modo per affrontare la crisi, c’è un modo per unire il Paese, per battere le disuguaglianze, per combattere gli sprechi e sradicare l’illegalità. L’hanno capito in molti, a partire da tutti quei sindaci e dallo stesso presidente della Regione che
venerdì erano presenti in piazza con i lavoratori. Chi ieri non ha fatto in tempo ad esserci avrà modo
di rifarsi. Quello che si è visto e sentito l’altro ieri non è un movimento che sta ripiegando. Il 2 luglio ha rigettato indietro disillusione e rassegnazione. La partecipazione ha preso il sopravvento, ed è una bella notizia per la democrazia. È una bella notizia soprattutto per le nuove generazioni, quelle che pagano il prezzo più alto di una manovra che ruba il loro futuro. A questa manifestazione c’erano decine di migliaia di persone che, fra mille difficoltà, si sono messe in gioco per guardare quei giovani negli occhi e dire loro: «Insieme il futuro può essere migliore». Eccola qui la forza di quel successo, una proposta che dice sì al domani.

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