'SE NON SALVIAMO LE AZIENDE NON SALVEREMO NEANCHE I CIPRESSI'
Di: Alessio Gramoltati
lun 04 ott, 2010
Alessio Gramolati 02

«IL PARADOSSO della Toscana come un calabrone che riesce a volare a dispetto delle ali piccole regge ancora. Così come è giusta l’analisi di chi vede il corpaccione cresciuto troppo. E’ la zavorra di un sistema di servizi cresciuto dimensionalmente ma non in termini qualitativi». Alessio Gramolati, segretario regionale della Cgil, attribuisce a Lorenzo Becattini la paternità del calabrone. Egiustifica la crisi del modello toscano con «tre scelte di carattere nazionale che qui hanno pesato in maniera esponenziale».
Qual è la prima di queste scelte?
«L’assenza di una politica industriale nazionale in un sistema come il nostro, fatto di imprese vocate all’export, è un handicap. La differenza si vede sulla Lucchini, sulla Eaton».
Non pensa anche a colpe più toscane?
«Rientrano nella seconda scelta non fatta, quella sul deficit infrastrutturale. La Toscana è sotto quota 100, in un’Italia che è già carente sul tema infrastrutture. Un gap presente in tutte le regioni centrali, dovuto a politiche nazionali, ma aggravato da un eccesso di farraginosità del processo decisionale toscano. Se qui per fare una strada ci vogliono 4 anni, quando nel resto dell’Italia ne bastano due, bisogna pensare a processi decisionali più veloci. E cambiare il paradigma del buongoverno della Toscana. Finora ha funzionato la delega del ‘fate voi, ma fate bene’, riferita alle autonomie. Ora bisogna passare al ‘faccio io se voi non fate’. I tempi sono un fattore decisivo in questa crisi».
E’ questo il sistema toscano in crisi?
«Se tutto quello che ruota attorno alle imprese non si muove, i mali si scaricano sul perimetro dei produttori, con conseguenze nefaste. La Due Mari è un esempio tipico: abbiamo le nostre responsabilità sui ritardi, ma la protesta della galleria dimostra che c’è chi si è approfittato del nostro territorio».
Qual è la terza scelta mancante?
«In Italia siamo stati i primi ad avere medie imprese con una produttività più alta di quelle tedesche. Negli anni il numero si è ridotto, abbiamo perso tantissime medie aziende e le piccole non sono riuscite a sostituirle, non hanno fatto il salto di qualità. Forse è stata colpa della rendita, o di un’incapacità di costruire reti di imprese».
Il calabrone tornerà a volare?
«Servono scelte, ci vuole un nuovo patto tra ambiente e produzione. Quando muore un cipresso, tutti se ne dolgono; quando chiude un’azienda nessuno si preoccupa. Io voglio ricordare a chi decide che, se non salviamo le aziende, non salveremo nemmeno i cipressi».
P.D.B. da 'La Nazione' 29 settembre 2010

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