TOSCANA: STAGIONE DIFFICILE AZIONE NECESSARIA
Di: Alessio Gramolati - Segr. Generale Cgil Toscana
lun 22 set, 2008
Alessio Gramolati 02
La crisi morde il paese e la Toscana non fa eccezione, ha anzi qualche problema in più. Il primo è dato dal fatto che la nostra economia è fortemente legata all’export e l’export è fortemente condizionato dagli elementi di concambio tra dollaro ed euro oggi sfavorevoli. Non solo, la nostra industria manifatturiera trasforma prodotti ed è fortemente condizionata dai costi delle materie prime e dell’energia.
Non possiamo influenzare le dinamiche di questi fattori, dobbiamo, però, intervenire dove è possibile.
Il primo settore di intervento è quello della domanda interna. Senza una ripresa delle condizioni di reddito da lavoro, senza interventi su salari e pensioni non si riaprirà la strada della crescita. Interventi in tal senso non sono più rinviabili, ne è convinto il sindacato, lo va ripetendo da anni, ma il governo Berlusconi non sta muovendo un dito. L’inflazione galoppa, la borsa della spesa dei pensionati e dei lavoratori è sempre più vuota? Siete alla fame? Eccovi la “tessera del pane” e tanti auguri. Il governo in compenso si da un gran da fare per tagliare lo stato sociale, meno soldi per la sanità, per la scuola, tagli ai comuni che si tramuteranno necessariamente in minori e peggiori servizi.
Leggo nel VII “Rapporto sul Welfare Locale” realizzato dallo Spi che nel quinquennio 2003 -2007 il quadro della finanza locale è andato notevolmente peggiorando e si è caratterizzato per i minori trasferimenti dello stato (-7.1%), ma con entrate comunque aumentate (+28%) grazie alle tasse locali e alle tariffe.
Questo processo innescato dall’alto incide sulle condizioni di reddito delle persone. Una tale federalismo lo paghiamo noi, lo paga chi vive di un reddito da lavoro e di pensione.
In questa situazione oggettivamente complicata la Cgil e lo Spi Cgil della Toscana hanno il dovere di difendere e, quando possibile, consolidare le conquiste del welfare, il nostro livello dei servizi. Non possiamo permetterci di far pagare prezzi ulteriori a chi già non arriva alla fine del mese. Dovremo fare fronte comune con forze politiche, sociali ed istituzionali per invertire, a livello generale, una direzione di marcia nefasta. Dovremo mettere un campo una contrattazione sociale per ottenere che le poche risorse disponibili non prendano strade sbagliate. Non sarà semplice e dovremo contrastare pressioni non indifferenti provenienti da altri interessi spesso egoistici e corporativi. In questa direzione ci conforta l’accordo con la regione sul DPEF e successivamente quello per l’istituzione del Fondo Regionale per la non autosufficienza. Questa è la strada, il profilo contrattuale che vogliamo tenere anche con le altre istituzioni locali quando saremo chiamati a discutere dei bilanci che è nostra intenzione contrattare sulla base di vere e proprie piattaforme. Una stagione di contrattazione vera, discussa, verificata nel rapporto con lavoratori e pensionati. Non serve un confronto di ratifica di decisioni già prese, non serve neppure ai nostri amministratori.
Siamo ovviamente consapevoli che la qualità della vita delle nostre comunità non di solo welfare si potrà nutrire, è necessaria una ripartenza, dobbiamo tornare a crescere, occorrono investimenti.
E gli investimenti, appunto, sono il secondo settore di intervento, occorre rilanciarli per provare ad uscire da questa situazione stagnate.
Nel 2007 quelli privati in Toscana si sono rarefatti. Si deve rafforzare l’attrattiva del nostro territorio con politiche fiscali di vantaggio e nello stesso tempo evitare di favorire l’acquisizione di saperi e competenze da parte di chi non sente il vincolo ed il legame sociale con il territorio e alle prime difficoltà se ne va lasciando alla collettività i costi della gestione sociale delle proprie scelte.
Dopodiché la Toscana deve affrontare il problema delle infrastrutture che, come ci ricorda l’Atlante Istat 2008, non sono adeguate alle esigenze delle nostre attività produttive. Un intervento è necessario, non rinviabile, è una grande opportunità da cogliere e soddisfare come contromossa indispensabile, sia per il suo valore congiunturale sia per il suo rilievo strutturale. L’investimento pubblico può essere fattore ed attrattore di investimenti privati e può costruire quel volano che insieme, e non alternativamente alla ripresa dei salari e delle pensioni, può rappresentare la risposta più efficace in un paese disarticolato e declinante come il nostro.
Una sfida, questa delle infrastrutture, che impone a tutti un cambiamento. Basta campanilismo, stop al localismo, basta declinazione “parrocchiale” dei problemi e delle soluzioni. Bisogna che le aree vaste della Toscana riposizionino la loro visione progettuale secondo una logica sinergica.
La Cgil in questa difficile situazione si è posta e continuerà a porsi come soggetto dello sviluppo. L’agire collettivo, scelte condivise possono contribuire ad invertire la marcia. Sono lì a dimostralo le vicende Elettrolux, Conte, Buitoni, Mabro, Delfhi, Kartogroup. La mobilitazione dei lavoratori e del sindacato non sono state solo denuncia e testimonianza di un disagio, sono state parte fondamentale della soluzione dei problemi.

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