CRISI: "PRIMI COLPITI CONTRATTI A TERMINE E ATIPICI, POI VERRANNO I GARANTITI"
Di: Intervista ad Alessio Gramolati, Segr. Generale Cgil Toscana
lun 13 ott, 2008
Alessio Gramolati 02

Cosa si devono aspettare i lavoratori toscani?
«Molti dei problemi sono precedenti al crac finanziario e dobbiamo fare molta attenzione perché siamo agli inizi di una fase che sarà caratterizzata dal trasferimento della crisi all’economia reale».

Che strumenti servono per fronteggiare le difficoltà?
«Purtroppo non sarà possibile trovare rifugio nella diversificazione perché la crisi sarà trasversale ai settori e ai territori, anche se con livelli diversi di intensità. E a risentirne saranno le piccole e medie imprese che già devono fare i conti con un credito poco propenso a condividere il rischio e le aziende più esposte con le banche perché hanno investito in tecnologia e sviluppo».

Come si ripercuote sui lavoratori uno scenario così cupo?
«Si sta già ripercuotendo sulla fascia meno protetta, quella dei cosiddetti contratti a termine e atipici. Non possiamo certo disinteressarci di loro. Poi la cassa integrazione riguarderà sempre di più i lavoratori “garantiti”, con conseguente riduzione di redditi e consumi. Questa spirale perversa la vediamo chiara davanti a noi e quindi è importante cogliere questa occasione per correggere le storture del passato. Si è dato troppo valore alla rendita e poco al lavoro, alla creatività e al coraggio di chi faceva impresa non speculando ma rischiando».

Di fronte a questa situazione il sindacato si sente impotente?
«No, l’azione collettiva è più che mai importante, d’altra parte se guardiamo alle crisi di Buitoni, Electrolux, Mabro, nuova Delphi, Kartogroup vediamo come una prospettiva che sembrava definitiva si sia trasformata in un nuovo inizio, per la prima volta dopo tanto tempo si riparla di investimenti. Quando le comunità hanno il coraggio di pensare in grande diventano decisive. E si è capito ormai che il sindacato non è contro lo sviluppo ma, al contrario, ne è uno dei soggetti promotori».

Alla vigilia delle primarie del Pd e con una campagna elettorale da affrontare non si dovrebbe parlare di più della crisi economica?
«Intanto direi che ci vuole grande senso di responsabilità e si deve condividere il fatto che c’è bisogno di tutti. Diffido di chi intende escludere una componente della società o farne a meno. Lo dico perché sento ancora in parte del patronato e nel governo una voglia disputa ideologica. Questo sarebbe un errore per il paese e un dramma in Toscana. Questo è il momento di mettere al primo posto dell’agenda politica e sociale il tema di come affrontare questa situazione, perché dietro alla crisi c’è una grande opportunità, quella di mettere davvero in primo piano il fare e il saper fare. E sarebbe tempo che il dibattito decollasse anche su questo. Penso che l’unico modo per non dare un messaggio di allarmismo sia la capacità di indicare una strada diversa. I primi a spargere il panico sono quelli che di fronte alle difficoltà chiudono le porte e si barricano dentro». (s.p.)

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