"FRESCHE L'OVA!"
Di: Alessio Gramolati
lun 31 ott, 2011
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Al mio paese quando qualcuno raccontava sempre la stessa storia si era soliti dire “fresche l'ova!”.
Il governo dopo aver fallito anche l'ultima manovra (si sono già bruciati 200 miliardi) ha messo in campo un documento per la crescita che è stato consegnato all'Europa. Il perno della proposta è costituito da pensioni e flessibilità del mercato del lavoro. Nel concreto, l'innalzamento dell'età pensionabile e una maggiore facilità di licenziamento. La solita ricetta da più di venti anni.
In tutto questo tempo non si è prodotta un'idea o una manovra che non avesse questo segno e questi ingredienti, con l'aggiunta dei condoni.
Il mondo in ginocchio, il mondo occidentale in ginocchio per una crisi senza precedenti, la sovranità degli stati messa a rischio dalla speculazione e loro ancora lì, immarcescibili, con le stesse soluzioni fallite.
Finito? No. Intanto negli ultimi tre giorni si è svolta a Firenze la convention dei cosiddetti rottamatori. Anche lì fra le molte proposte e un imbarazzante silenzio sui licenziamenti facili, si è sostenuto che l'unico modo per garantire più giustizia sociale è quello di introdurre maggior dinamismo economico. Le stesse parole che Tony Blair pronunciò il 19 novembre del 1999, quando indicò la sua proposta per la Terza Via. Quel progetto ha fallito il suo obbiettivo.
Il questi ultimi 20 anni infatti nonostante un dinamismo nominale su occupati e consumi, il reddito del lavoro ha raggiunto una riduzione senza precedenti. In Europa abbiamo il poco invidiabile risultato di oltre il 20% dei lavoratori poveri, in Italia il 30%. Venticinque anni fa un dirigente d'azienda guadagnava 20 volte in più di un dipendente, adesso 400 volte. A Firenze un buon tecnico elettronico comprava casa con una cifra equivalente a 4 anni di stipendio. Adesso ne servono 10, per un lavoratore agricolo 20. Al lavoro, anziché un reddito equo, è stato dato l'accesso al debito, finendo per creare una gigantesca bolla finanziaria.
La flessibilità, che serve a far crescere la produttività (e per questo avrebbe dovuto essere a carico delle imprese), è stata usata per contenere i costi ed è stata messa a carico del lavoro e delle nuove generazioni.
La crisi sta peggiorando tutto questo.
Quello a cui assistiamo non è quindi uno scontro generazionale: per i giovani come per l'intera società serve una nuova proposta economica e sociale che sia capace di avvicinare il momento nel quale si genera la ricchezza e quella in cui la si distribuisce. Una proposta che affronti le discriminazioni crescenti nell'accesso ai saperi e alle nuove tecnologie.
La sfida di oggi è, piaccia o non piaccia, una sfida sociale, ambientale e demografica. La destra ha fallito questa sfida, così come aveva fallito il blairismo che ha consegnato l'Europa al liberismo finanziario.
Non servono quelle idee dette meglio e da leader più bellini, serve il cambiamento e bisogna fare presto, perché mentre l'opposizione si divide con tempismo tafazzista per un posto da leader, la crisi si mangia il Paese e la sua democrazia.

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