"FARE COME OBAMA GIU' LE TASSE SUL LAVORO"
Di: Guglielmo Epifani - Segr.Generale Cgil
gio 06 nov, 2008
Epifani Guglielmo (icona)
Segretario Epifani Obama è il nuovo presidente degli Usa. Se lo aspettava?
Sì, devo dire che è una vittoria che mi aspettavo. Era ciò che mi attendevo perché negli Stati Uniti il desiderio di cambiamento era troppo forte, la domanda di un rinnovamento era troppo sentita per non avere questo sbocco. Del resto, poi, Obama è molto capace anche sul piano personale e comunicativo. Altra questione è quella della proporzione che la sua vittoria ha assunto: le dimensioni del successo di Obama, infatti, non le avevo ipotizzate così importanti. I cicli in fondo si concludono e adesso se ne apre un altro.
Secondo lei la crisi economico-finanziaria ha avuto un peso nella vittoria del senatore afro-americano?
Certamente, perché una parte delle responsabilità di questa crisi economica e finanziaria dipende proprio dagli errori commessi dalle amministrazioni repubblicane anche del passato. Quando la gente si impoverisce, e questo è accaduto massicciamente in America dove la crisi ha pesato davvero molto, è chiaro che il cittadino si attende un cambiamento e premia chi propone questo stesso cambiamento, che consiste poi in un nuovo quadro di governo. Obama è stato bravo perché si è presentato come il nuovo rispetto al vecchio e gli errori fatti in passato.
Quale messaggio arriva da Oltreoceano qui da noi, quale monito la vittoria di Obama lancia alla nostra classe politica?
Dalla vittoria di Obama arriva più di un messaggio alla nostra vita politica. C'è il dato innovativo che un afro-americano, un uomo di colore vince, cinquanta anni dopo il discorso di Martin Luther King, la corsa alla presidenza degli Usa, cioè incassa un successo in quella sfida che ci sembrava, fino a qualche mese fa, impossibile da vincere. Allora rispetto a questo, non posso che pensare agli xenofobi da quattro soldi che vivono nel nostro giardino di casa. Poi, Obama ha sconfitto anche un altro tipo di resistenza, quella contro l'establishment sia democratico sia della Casa Bianca. Inoltre, ha guadagnato il voto delle giovani generazioni. In tutti questi aspetti c'è un segnale anche per noi, per la nostra politica.
E dal punto di vista sindacale e del mondo del lavoro? Quale messaggio giunge alla Cgil?
Un messaggio importante che indica una rotta importante da seguire. Nel suo programma ci sono iniziative e idee che se viste bene sono molto innovative: penso a tutte le misure che ha promesso per il mondo del lavoro.
Per esempio?
Le leggi pro-labour, pro-sindacato, la riduzione delle tasse che gravano sulle famiglie dei lavoratori, l'impegno a ridare centralità e dignità al lavoro stesso, l'estensione del diritto all'accesso alle cure sanitarie per coloro che ne sono ancora esclusi. E poi, ancora, la volontà di aprire più scuole, a cui ha accennato nel discorso di questa notte pronunciato dopo la vittoria. Sono tutti segnali inequivocabili.
Una Cgil soddisfatta dunque?
Le racconto solo un episodio indicativo del clima con cui il sindacato ha accolto la notizia di Obama presidente. Oggi avevamo l'assemblea con 10 mila delegati: ebbene, erano tutti in piedi ad applaudire Obama e la sua vittoria. Una cosa incredibile fino a qualche tempo fa, incredibile che tutta la Cgil o meglio i suoi delegati fossero in piedi ad applaudire il presidente degli Stati Uniti.
Da aprileonline.it

Condividi questo contenuto

Le ultime notizie

21-07-2019
In arrivo una nuova ondata di caldo, confrontabile a quella che ....
21-07-2019
La crisi del commercio non accenna a finire: dopo la debole 'ripresina' ....
21-07-2019
"Il tempo della trattativa dovrà risolversi in tempi brevi". ....
21-07-2019
Un cedimento del terreno su cui poggiano i binari ha bloccato, ....
©CGIL TOSCANA - progetto sviluppato con il CMS ISWEB« di ISWEB S.p.A. | Credits | Privacy CHI SIAMO ISCRIVITI
Italiano     English     Franšais     Deutsch     Espa˝ol     Russo