LA CGIL CON I LAVORATORI TOSCANI, TENACI E CONSAPEVOLI DEL VALORE DEL LAVORO
Di: Alessio Gramolati
lun 02 gen, 2012
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Si apre un anno con enormi incognite, fra queste, anche in Toscana, quella del lavoro.
Il lavoro che c’è, quello che manca, quello da difendere con equità e crescita. Lo hanno simbolicamente indicato i presidi dei lavoratori della Beltrame, della Ginori, della RDB e dei Cantieri di Pisa.
Quattro realtà disseminate in province diverse e con diverse caratteristiche produttive. Eppure, nonostante le differenze, con significativi punti in comune.
Il primo è costituito dal fatto che sono tutte medie aziende, punto di forza del modello toscano.
Il secondo è che nessuna di loro è in difficoltà per un deficit della qualità produttiva. Parliamo di realtà con brand affermati, vere e proprie eccellenze nel proprio campo. Alla base delle loro difficoltà ci sono invece scelte finanziarie sbagliate, se non addirittura spregiudicate e razionalizzazioni produttive fatte con scarsa lucidità industriale.
E’ singolare come nessuno dei fattori competitivi che determinano le ragioni allocative di un’impresa siano alla base delle difficoltà di queste realtà.
Non si chiude in Toscana per cogliere altrove migliori opportunità infrastrutturali o per rincorrere un più basso costo del lavoro o un maggior utilizzo degli impianti.
Non si trova altrove una più alta professionalità e flessibilità delle maestranze. Certo su alcuni di questi fattori ci sono spazi di miglioramento ma non è questo che ci condanna, piuttosto scelte che paiono dettate da una crescente difficoltà d’accesso al credito oppure a concentrazioni industriali ispirate più a logiche localistiche che competitive. Il tutto condizionato da una rarefazione di alternative imprenditoriali che in Toscana paiono più attratte dalla rendita.
Questi fattori emergono anche in molte altre vertenze che hanno riguardato e riguardano il nostro sistema manifatturiero. Tutto ciò dà sostegno alle ragioni di questi lavoratori perché le scelte che contrastano, oltre ad essere ingiuste, sono in tutta evidenza sbagliate.
Sacrosanta quindi la loro lotta.
Ultimo punto in comune è proprio quello dei lavoratori, così lontani e diversi eppure così uniti e simili: nei presidi si incontra certo la preoccupazione ma mai rassegnazione. Si respira la forza di un orgoglio che si fonda in primo luogo nella consapevolezza del valore del proprio lavoro.
Sì, sono orgogliosi i lavoratori toscani perché sanno ciò che vogliono. E sono tenaci. Ci sono presidi che vanno avanti da mesi (i Cantieri di Pisa sono in assemblea permanente da 8 mesi) e altri si accingono a farlo.
Possono farlo anche perché alle loro spalle c’è il sostegno della CGIL .
Ci auguriamo che nel 2012 non ci sia più bisogno di dare prove come queste e che ci sia per tutti il lavoro dignitoso.
Se però crisi e ingiustizia non molleranno la presa, sarà importante che ci siano ancora persone che non si rassegnano.
Il valore aggiunto del lavoro toscano è proprio qui: nelle persone che accettano la sfida che viene dal nuovo tempo, con fiducia, cooperazione e responsabilità.
E’ tempo che tutti facciano altrettanto.

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