CGIL HA PROPOSTE CONCRETE, NO IDEOLOGICHE. CONFRONTO UTILE E NECESSARIO, MA NON LO SUBIREMO
Di: Alessio Gramolati
lun 09 gen, 2012
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Gennaio vedrà il confronto tra governo e parti sociali sui temi della crescita, delle liberalizzazioni, degli ammortizzatori sociali. Temi cruciali per il lavoro e per il Paese, che si è appena misurato con una manovra dura e recessiva e con una crisi internazionale dagli esiti incerti.
È evidente il nostro interesse a questo confronto e al suo buon esito. È altrettanto evidente che a un confronto ci si presenta ciascuno con il proprio contributo di idee e di proposte. La CGIL ha per tempo indicato le proprie e da tempo ha dichiarato quali sono le misure e non siamo disposti a subire passivamente.
A questo normale approccio alcuni commentatori hanno già trovato nei nostri confronti, in continuità con i luoghi comuni del passato, un aggettivo liquidatorio. Le nostre posizioni sono per costoro “ideologiche”! Ho cercato sul dizionario della lingua italiana il significato autentico del termine “ideologico”. Il Devoto Oli scrive: “definito e motivato dall'appartenenza ad un ambito di opinioni e distinzioni teoriche”. Francamente non trovo motivato dall'appartenenza ad un ambito di opinione teorico la nostra convinzione che cancellare ogni regola sugli orari di chiusura negli esercizi commerciali lasciando aperti i negozi le notti, le domeniche e nelle feste comandate in un momento nel qual crollano i consumi e si contraggono le vendite persino nei saldi (tranne che il 30 di dicembre a Cortina) non sia una scelta efficace per il commercio, men che mai per i lavoratori di quel settore. Così come non ci sentiamo motivati da distinzioni teoriche quando diciamo che in una fase recessiva dare maggiore facilità di licenziamento non favorisce il lavoro, né quello stabile né quello precario.
Conviene quindi mettere da parte inutili forzature che producono scontri e lacerazioni e parlare seriamente e finalmente di progetti concreti per lo sviluppo e la crescita.
Perché solo il buon lavoro salverà il Paese e il buon lavoro non ha bisogno di di chiacchiere ma di buonsenso. La CGIL metterà il proprio al servizio dell'Italia

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