GIORNATA DELLA MEMORIA: QUELLA STORIA NON E' ANCORA FINITA, NON DIMENTICARE NON BASTA
Di: Sandra Cappellini (Segretaria Cgil Toscana)
lun 27 gen, 2014
cappellini

Scelto come data simbolo, il 27 gennaio è il giorno nel quale è stato chiuso il campo di concentramento di Auschwitz nel 1945 ad opera delle truppe dell'Armata sovietica; un giorno nel quale si ricomincia a vivere e sperare. Le immagini e le foto sono rimaste impresse dentro di noi: quella fila interminabile di persone denutrite, sporche, sofferenti, incredule che venga data loro la possibilità di uscire, di tornare a quello stato libertà che sembrava perduto per sempre. In questo giorno si ricorda l'atrocità della Shoah, l'olocausto che ha rappresentato un tassello fondamentale della nostra storia, un passato con il quale fare i conti nonostante le atrocità commesse.
Lo sterminio del popolo ebraico, e non solo, in Europa ha avuto una portata storica, epocale, configurandosi come una ferita profonda nella storia dell'intera umanità; le leggi razziali, la persecuzione di milioni di cittadini di origine ebraica, di zingari, di testimoni di Geova, di comunisti, di neri, di omosessuali, di handicappati, insomma tutto ciò che non rientrava nella cosiddetta normalità. Ma cos'era e che cos'è la “normalità”? Chi decideva e chi decide la “normalità”? I fatti che in questi giorni ricordiamo devono servire a tener sempre presente fin dove si è spinta la follia umana, e quali conseguenze ha potuto determinare. I film che abbiamo rivisto con commozione, e anche con grande orgoglio perché italiani o perché parlano al nostro cuore e alla nostra coscienza, ci fanno vedere milioni di famiglie distrutte, di vedove, di orfani, di persone tragicamente segnate dalle atrocità che hanno subito. La peggiore delle condanne probabilmente non fu nemmeno la morte ma l'umiliazione subita prima che questa avvenisse. Concittadini che prima vivevano insieme, condividevano il lavoro, gli ideali e il rispetto reciproco improvvisamente diventano il nemico da annientare. Milioni di tedeschi e di italiani, in particolare, distolsero lo sguardo di fronte agli incendi delle sinagoghe, alle leggi che una dopo l'altra sancivano la fine dell'Europa “civile” del XX secolo. Oggi ci pare lontano e impossibile l'esistenza di un simile fanatismo, l'idea che persone in grado di intendere e di volere siano state capaci di credere alla follia di un uomo che, credendosi superiore agli altri, appartenente ad una razza superiore, si è permesso di giudicare, di stabilire quale fosse la “normalità”.
Mi viene in mente una frase che ho letto in un lontano libro scolastico, “DOVE SI BRUCIANO I LIBRI SI FINIRA' PER BRUCIARE GLI UOMINI”, e secondo me sta qui l'essenza, il vero crimine di cui noi per primi potremo essere accusati, alimentato nella quotidianità da molte espressioni politiche, di gesti ignobili (come la testa di maiale fatta arrivare alla sinagoga di Roma), di striscioni che troviamo sui campi di calcio, tra i banchi di scuola, durante manifestazioni... Ci indignano, è vero, ma troppo spesso ci limitiamo ad un comunicato di facciata… e allora mi domando: come possiamo fare nella nostra quotidianità, nel nostro piccolo?
Ricordare è fondamentale ma non basta, bisogna lottare ed impegnarsi a combattere contro i mali moderni: le disuguaglianze, le discriminazioni sociali e religiose, la politica che strizza l'occhio al leaderismo. Ancora oggi nel mondo esistono leggi razziali in cui le persone vengono condannate e perseguitate, esistono regimi totalitari dove migliaia di persone spariscono per poi essere ritrovate in fosse comuni. Commuoviamoci nel riguardare “La vita è bella” o rileggendo “Se questo è un uomo”, senza dimenticare che quella Storia non è ancora finita.


 

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