QUEL RISULTATO POSITIVO CHE NON PUO' ESSERE DISPERSO
Di: Alessio Gramolati
ven 21 feb, 2014
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Il saldo occupazionale positivo registrato dall’industria toscana è sicuramente una buona notizia.
Ogni posto di lavoro che si crea di questi tempi è un bene per tutti.
Lo è - nonostante e ancor più - perché inserito in una situazione economica complessiva ancora in chiaroscuro e segnata dalla più totale assenza di politiche industriali di carattere nazionale, e lo è nonostante il perdurare di una crisi della domanda interna che penalizza i produttori rivolti a questi mercati, come purtroppo dimostra l’andamento dell’edilizia.
Questo risultato quindi è prezioso anche perché la Toscana ha saputo conquistarselo in un contesto sfavorevole, nonostante le numerose sirene che gli suggerivano di abbandonare le proprie potenzialità.
Un risultato che incoraggia chi ha creduto e saputo intraprendere questa strada con investimenti e scelte politiche lungimiranti, sostenuto da un sistema di relazioni sindacali moderno e responsabile.
Il ritorno all’industria ed alla manifattura è certamente una buona notizia ma ci carica di responsabilità. Perché il ritorno ad una economia più attenta ai fondamentali non è e non sarà un ritorno al passato.
Lo spazio e il ruolo che avremo nel nuovo scenario globale, infatti, sono caratterizzati da una crescita della sfida competitiva nella quale il fattore delle competenze, dei saperi e delle conoscenze giocherà un ruolo sempre più grande.
L’insieme di questi elementi rappresenta il presupposto per stimolare attrattività e investimenti all’altezza della sfida: condizione indispensabile per continuare a far crescere il modello di specializzazione del nostro tessuto economico, riassorbendo verso l'alto la dicotomia del tessuto produttivo regionale.
Altri Paesi stanno giocando su questo terreno, non solo ad oriente ma anche ad occidente, con un dispiego di politiche pubbliche davvero imponenti come dimostra il caso degli Stati Uniti.
Dobbiamo fare un salto di qualità, mettere in campo un progetto e un’azione che liberino la nostra regione dai troppi vincoli, a partire da anacronistici localismi che, ad esempio in nome dell’ambiente, contrastano quei progetti che dovrebbero migliorarlo, a partire dalla produzione di energia pulita, così come dobbiamo liberarci da tutti quei costi impropri che si scaricano sulle condizioni di lavoro delle persone e sull’occupabilità delle nuove generazioni (infrastrutture, qualità dei servizi, snellimento del processo decisionale, ecc.) .
Serve un pensiero nuovo anche per la Toscana, capace di dispiegare una nuova fase sociale, politica ed economica, se vogliamo che questo piccolo risultato si consolidi e si estenda. Servono rapide scelte da parte del governo perché realtà come Piombino , AnsaldoBreda, le condizioni dell'abbigliamento cinese a Prato vengano risolte positivamente, per evitare che il bambino che con questi primi risultati si affaccia finisca soffocato in culla. L'intervento è stato pubblicato sul quotidiano La Repubblica Toscana nell'edizione del 21.02.2014

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