IL PORTO NON E' PIU' SICURO E' ORA DI VARCARE IL MARE APERTO
Di: Alessio Branciamore (Seg. Nidil Firenze e coordinatore Toscano)
lun 24 feb, 2014
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Il Congresso si celebra durante una delle crisi economiche più dure e complicate della storia del nostro Paese. Quando finirà questa crisi non possiamo illuderci che tutto tornerà come prima. Per risollevarci dobbiamo capovolgere i pilastri del nostro sistema produttivo, rimettendo al centro il lavoro come cardine di uno sviluppo sostenibile. Rimettere al centro il lavoro significa rimettere al centro la dignità delle persone, consentendo loro di uscire da una condizione di precarietà esistenziale. Includere deve essere la nostra parola d’ordine, soprattutto per una categoria come NIDIL. Pensiamo alla somministrazione, strumento pensato per rispondere ai picchi di produttività, che tra le forme “atipiche” è quella che ha più tutele e diritti per i lavoratori. Ha un suo CCNL, ai lavoratori si applicano gli stessi livelli salariali, vengono riconosciuti i diritti sindacali, e sono coperti dagli ammortizzatori sociali. Eppure essi sono i primi che fungono da valvola di sfogo quando si aprono crisi aziendali. Sono i primi contratti ad essere non rinnovati. Sono, insomma, i primi ad aver bisogno di noi. Su questo terreno si gioca molta della nostra identità nonché della nostra diversità rispetto alle categorie della CGIL. NIDIL, che ha visto passare i propri iscritti toscani da 3.744 a 5.048 nell'ultimo anno (un vero e proprio boom, +34%), non è una categoria standard. È una categoria confederale che deve lavorare in sinergia con le altre categorie. Dobbiamo riprovare a costruire momenti di discussione con le altre categorie sul lavoro, per far sì che la forza che abbiamo tra i lavoratori standard venga utilizzata per aumentare i diritti per gli altri. Provare ad inserire i lavoratori in percorsi di sindacalizzazione che portino ad un aumento di diritti, magari ai loro colleghi che hanno la fortuna di avere contratti stabili: è quello che abbiamo tentato di fare nel nostro agire quotidiano. Come con la trattativa dell’Associazione toscana tumori, infermieri e oss tutti con contratto a progetto. Abbiamo ottenuto una prima tornata di stabilizzazione per gli oss e ora stiamo lavorando per ricondurre al giusto contratto gli infermieri. O come avvenuto con la KLAB, palestra privata, dove siamo riusciti con la SLC ad ottenere un primo risultato in un settore complicato come quello dello sport. L’idea della contrattazione inclusiva che è stata lanciata a livello nazionale è una buona strada da seguire. Per non parlare di quel mondo che si è formato in maniera un po’ spontanea e incontrollata che sono le nuove professionalità e i nuovi lavori. Questi sono lavoratori che hanno bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di loro, ma dobbiamo stare attenti a non sbagliare e chiedere a loro di adeguarsi ai nostri metodi. La nostra sfida deve essere quella di mettere a disposizione di questi lavoratori la forza della nostra Organizzazione, magari facendoci contaminare un po'. In questa direzione va l’esperienza della Consulta delle Professioni che circa un anno fa abbiamo costituito. Una esperienza che ha visto l’aggregazione di persone che fino a prima non avevano avuto niente a che fare con la nostra organizzazione. E dietro l’esperienza del PLAS in fondo c’è l’esigenza di cominciare a scoprire un mondo nuovo fuori dalle mura di protezione di casa, di sperimentare. All’interno del PLAS è partito lo sportello orientamento lavoro (SOL). Esso si rivolge a chi è in cerca di prima occupazione perché si è appena laureato o non ha finito gli studi, e non ha gli strumenti per muoversi nella ricerca del lavoro. Ma si rivolge anche a quelle migliaia di lavoratori, espulsi dal mercato del lavoro, che fino al giorno del licenziamento erano dei nostri iscritti ma che ora rischiamo di perdere. E soprattutto rischiamo di lasciarli soli. Se la nostra organizzazione vuole festeggiare i prossimi 100 anni, è tempo di varcare il mare aperto perché la tempesta è forte e il porto non è più sicuro.

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