Mercato del lavoro: il nuovo che avanza somiglia al vecchio
Di: Daniele Quiriconi (Segreterio Regionale)
lun 24 mar, 2014
Quiriconi

Se si potesse fare una discussione seria, fuori dai teatrini della comunicazione giornalistica fatta di “Matteo contro Camusso e Squinzi”, e parlare del merito delle proposte avanzate dal Governo si farebbe senz’altro un passo avanti. Ribadite l’importanza e la condivisione di misure di sostegno al reddito da lavoro come elemento per il rilancio della domanda (da completare con un intervento sulle pensioni), non è possibile accettare gli attacchi al limite dell’insulto (palude, conservazione e via in allegria) che piovono sui corpi intermedi per la contrarietà alle misure sul lavoro. Siamo partiti (il Governo) illustrando le progressive sorti del “Jobs act”, mutuando le terminologie obamiane, ma lì ci siamo fermati, in termini di ispirazione, con al massimo la scopiazzatura dei fondali per le conferenze stampa a Bruxelles. Obama si è scagliato infatti negli ultimi mesi contro i Governatori reazionari del “Tea party”, e contro la loro politica di attacco frontale alla presenza sindacale nelle imprese, con una legislazione antilabour. Qui il Premier ostenta sussiegosa alterità verso le rappresentanze del lavoro, contrapponendole agli illuminati in diretto rapporto col popolo. E nel merito siamo al puro continuismo delle politiche liberiste e dei dettati degli organismi monetari, che vedono nella riduzione dei diritti e nella precarietà del lavoro un elemento per la competitività. Proviamo a ragionare di fatti: in Italia, ormai, considerato l’apprendistato di per sé, anch’esso un contratto a termine, l’80% degli avviamenti al lavoro avviene a tempo determinato (in Toscana, regione maggiormente terziarizzata e di piccola impresa, l’88%). Secondo i dati del Ministero del Lavoro, che il Ministro Poletti dovrebbe conoscere, oltre il 50% di questi contratti ha durata inferiore ai 3 mesi e nel 13,2% dei casi durata pari ad un giorno. Si è parlato e si parla nella Legge delega di un'ulteriore frammentazione degli istituti e non di una loro riduzione come Renzi aveva affermato in sedi pubbliche, ma anzi si fa riferimento ad ulteriori ”tipologie volte a favorire (sic!) l’ingresso nel mondo del lavoro”. Che fine possa fare o quale utilità possa avere un ipotetico contratto unico a tutele crescenti da varare in futuro, è un mistero. La liberalizzazione, per Decreto, dei contratti a termine fino a 36 mesi senza causali e per un massimo di 8 volte, senza valutare gli effetti che la acausalità (sin qui temperata) ha già prodotto sul MdL con l’incremento delle assunzioni per periodi brevi, è solo un’operazione propagandistica: sostenere, come fa il Premier con sprezzo del pericolo, che “le ingessature fin qui operate hanno alzato il tasso di disoccupazione (come dissero Berlusconi e Monti), quindi è necessario flessibilizzare”, è semplicemente ridicolo. Il decreto prevede una limitazione al 20% di questi contratti, “non tassativo”, con la possibilità di superamento dei tetti in ambito contrattuale. Sull’ apprendistato, si liberalizza senza alcun vincolo rispetto agli organici aziendali e alla prosecuzione dei precedenti contratti di pari grado; si costituisce l’opportunità di una sotto paga del 35% sul monte ore complessivo; si aboliscono gli obblighi formativi interni ed esterni alle aziende. Quindi ,se questo provvedimento appare in coerenza con la liberalizzazione dei contratti a termine, è altrettanto certo che produrrà la definitiva scomparsa delle assunzioni a tempo indeterminato, e renderà inutile qualsiasi discorso sul contratto a tutele crescenti e persino il dibattito sull’articolo 18. E’ dubitabile che produca, in mancanza di una ripresa, significativi effetti sul mercato del lavoro che siano altri rispetto al rendere più deboli i nuovi assunti. Per ragioni di spazio non affrontiamo qui i temi trattati in Legge delega, se non per segnalare che l’estensione di ammortizzatori universali sembrano ricondursi solo ad una estensione dell’ASPI a scapito della Cassa integrazione, e sembra istituirsi un reddito di ultima istanza riferito a soggetti con ISEE ridotta i cui contorni andranno verificati. Sulle politiche attive, infine, preso atto della necessità di definire, come è corretto, livelli minimi di prestazioni omogenee su tutto il territorio, in più parti della delega si fa riferimento in relazione ai Centri per l’Impiego, al concetto “… ad invarianza di risorse...” per questa via, mantenendo inalterato il GAP del finanziamento alle politiche attive tra noi e i paesi più importanti d’Europa, che oggi ci colloca tra 7 e 10 volte al di sotto sia come stanziamenti che come operatori dedicati. Ma tant’è, nel frattempo è ripresa anche l’offensiva contro il lavoro pubblico e le proposte di tagli lineari hanno assunto nuovo vigore. Il nuovo che avanza…. Appunto.

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