IL PREMIER VA DI CORSA MA SUL LAVORO NON "CAMBIA VERSO"
Di: Alessio Gramolati
mar 08 apr, 2014
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Il premier è veloce. E’ un dato inconfutabile, i fatti peraltro lo testimoniano. Anche sul lavoro procede spedito: il Primo maggio avremo il suo piano.
In questi giorni abbiamo appreso qualcosa di più dei titoli sui quali anche in campo sindacale si erano spese molte esternazioni preventive. Abbiamo appreso che è prevista una estensione degli ammortizzatori sociali (anche ai co.co.co): una buona notizia, che non fa il paio con la contestuale e drastica riduzione della cassa integrazione in deroga, soprattutto perché nei prossimi mesi si corre il rischio che molte persone a cui sarà tolta diventeranno disoccupati. Si prevede un graduale allargamento delle tutele per maternità per tutte le lavoratrici e incentivi al lavoro femminile. Si aumenterà l’uso dei voucher (l’acquisto di pacchetti di ore per lavori temporanei e occasionali), rendendoli possibili anche nei settori finora esclusi e rivedendo l’attuale tetto di 5mila euro. Il famoso “contratto unico” a tutela crescente, se eventualmente sarà introdotto, non sarà unico ma si aggiungerà alle altre forme già disponibili nel nostro mercato del lavoro, e come per il salario minimo sarà previsto solo in forma sperimentale. Così come non sembra ancora in agenda una legge sulla rappresentanza. Quello che invece si vuole introdurre rapidamente, e a tutti i costi, è il contratto a termine a 36 mesi con 8 possibili proroghe e la cancellazione della formazione pubblica obbligatoria nei contratti di apprendistato. Se questo è, pare evidente che non vogliono abbandonare le politiche dei decenni precedenti.
Eppure l’esperienza di questi anni dimostra più di ogni teoria come quella strada non produca risultati. Abbiamo la disoccupazione al massimo storico, l’occupazione giovanile al minimo nonostante il paese detenga il primato delle tipologie contrattuali atipiche e precarie. Non sarà certo con questo regole che si creerà lavoro. Quel che serve sono investimenti pubblici e privati che aumentino il nostro modello di specializzazione, offrano beni e servizi sostenibili. Questo cambiamento lo si determina se si promuovono saperi, conoscenze, creatività, se si valorizzano responsabilità ed autonomie e non togliendo dignità al lavoro, riducendolo a merce, ad ore da acquistare in tabaccheria. Tutto questo va fatto presto, ma soprattutto va fatto bene perché abbiamo un ritardo enorme e si è insistito troppo sulla strada sbagliata.
Non siamo preoccupati di un premier veloce, solo gli va detto di correre nella direzione giusta. Perché sul lavoro per ora non “cambia verso”.

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