A PIOMBINO SI E' SPENTO L'ALTOFORNO, NON LA VOLONTA DI PRODURRE ACCIAIO
Di: Alessio Gramolati
lun 28 apr, 2014
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Ogni vertenza, si sa, ha il proprio contesto. Quello della Lucchini non era semplice: un’azienda fallita e commissariata, un altoforno a fine campagna con poco più di un anno di vita. Nessuna politica siderurgica nazionale in una crisi industriale senza precedenti.
In questo contesto, il rischio che con lo spegnimento dell’altoforno e la chiusura dell’area a caldo migliaia di persone uscissero dal ciclo produttivo senza nessuna speranza per il futuro aprendo la strada alla progressiva dismissione del secondo polo siderurgico del Paese, era lo scenario da contrastare e da battere.
Ci vorrà ancora del tempo e serviranno ancora iniziative e lotte per decidere chi ha vinto ma certo con l’accordo di programma della settimana scorsa si è impedito di scrivere la parola fine sul futuro di Piombino.
Quell’accordo è un punto di partenza. Nell’intesa ci sono 250 milioni di investimenti, il più grande intervento di sostegno alle politiche industriali realizzato in Toscana. 150 milioni vengono dalla Regione, 100 dallo Stato.
Gli investimenti hanno lo scopo di riaprire l’area a caldo con tecnologie più sicure per l’ambiente e più competitive come corex e forno elettrico. E’ anche previsto di bonificare le aree dismesse, qualificare l’offerta infrastrutturale e logistica a partire dal porto nel quale sarà realizzato un bacino di carenaggio capace di ospitare grandi navi, per la loro manutenzione, riparazione o disarmo secondo i nuovi indirizzi europei. Il materiale smantellato verrà utilizzato come materia prima per l’altoforno garantendo un approvvigionamento a km. 0 del polo siderurgico.
Nell’accordo c’è un impegno del Governo per smantellare nel sito le navi militari italiane, mentre va continuata l’iniziativa sui privati per disarmare a Piombino anche la Concordia.
Sono previsti incentivi e vantaggi per chi farà nuovi investimenti tecnologici con l’obiettivo di diversificare ulteriormente la presenza industriale nell’area.
Per realizzare tutto questo servirà del tempo mentre i lavoratori usciranno tra poco. Per questo si è chiesto di riempire questa transizione di lavoro e di solidarietà, non di assistenzialismo!
Bonifiche, smantellamento dell’altoforno, persino l’escavo del porto dovranno vedere impegnati i lavoratori esclusi dal ciclo produttivo attraverso riqualificazione e contratti di solidarietà.
Nell’accordo di programma questi principi sono scritti e sottoscritti, nei prossimi 3 mesi dovranno essere dettagliati in un preciso cronoprogramma. La cabina di regia per la Toscana è affidata al Presidente Rossi, per il Governo a Palazzo Chigi.
Sono tutti risultati positivi, rispetto ai quali però è normale porsi una domanda: si poteva fare di più ?
Forse in un contesto diverso, con un governo più attento e un capitalismo più coraggioso...
Ma in questo contesto la lotta dei lavoratori della Lucchini, dei cittadini di Piombino e della Toscana ha evitato che con lo spegnimento dell’altoforno si spegnesse la speranza. Perché per delle persone che hanno fatto del lavoro la base della propria dignità non è un assegno sociale senza nessuna prospettiva di tornare a lavorare l’obiettivo a cui votarsi.
Questo popolo non si piega all’ultima offerta che è arrivata dallo sciacallaggio della politica.
A chi parla con lugubre sarcasmo di funerali, rispondiamo che il lavoro per questa gente è vita!
E noi lottiamo con loro
per questo e dedichiamo a loro il prossimo Primo Maggio.
Così come lo dedichiamo a tutti coloro che il lavoro lo difendono e lo creano.
Quindi a voi tutti …Buon Primo Maggio !

Alessio Gramolati
28 Aprile 2014

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