Congresso Cgil: Andiamo a Rimini per Raccontare il Modello Toscano
Di: Alessio Gramolati
lun 05 mag, 2014
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Al Congresso nazionale di  Rimini portiamo una Cgil Toscana unita da una forte proposta di cambiamento, e sull'idea di rafforzare a ogni livello la contrattazione. Come? Valorizzando le nostre esperienze di questi anni ma al contempo aprendo a tutti quei temi e a quelle persone che ancora non abbiamo rappresentato, perché solo includendo potremo continuare ad essere sindacato confederale. Porteremo a Rimini dunque il modello toscano, basato - sia dentro che fuori alla nostra organizzazione - sulla forza dei rapporti e non sui rapporti di forza, modello che ha retto ai morsi della crisi economica e ha portato la nostra regione al top nelle classifiche di attrattività degli investimenti stranieri. E poi: racconteremo le migliaia di accordi siglati; l'aumento dei nostri iscritti (soprattutto in Nidil e Filcams, dove ci sono più atipici e precari, un segno dello sforzo di intercettare il cambiamento); la crescita dei votanti al Congresso, che si è chiuso con un messaggio di unità; i risultati concreti dei nostri servizi e delle nostre leghe, indispensabili per sempre più persone; un bilancio chiuso con un avanzo di amministrazione indirizzato - come stabilito dal nuovo Direttivo, guidato da due giovani donne e da un operaio della Lucchini - alle iniziative delle Rsu dei territori. Ma andiamo a Rimini anche e soprattutto col dolore e la voglia di combattere di chi in Toscana soffre per il lavoro che manca o è precario, e coi timori dei nostri pensionati.
Per scegliere un'immagine, ci mettiamo la faccia, la dignità e l'orgoglio dei lavoratori di Piombino, coi quali portiamo avanti, insieme alla Regione e al Governo - come sancito dall'Accordo di programma - il progetto di non perdere la siderurgia.
Negli occhi, abbiamo ancora le piazze piene di gente di giovedì scorso, il Primo maggio, e la bellissima serata all'Obihall, dove abbiamo premiato coi “Cavalli del lavoro” Francesco Guccini e altri personaggi per le loro meravigliose storie a difesa di occupazione, diritti, sviluppo. Ha confidato uno di loro, ricevendo il riconoscimento: “Ho imparato tutto da chi non aveva nulla da perdere”. E anche noi dobbiamo continuare a imparare da quelli che hanno poco o niente, per difenderli: è il senso del nostro passato e - se ne faccia una ragione chi, guarda caso, ci critica - del nostro futuro.

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