Energia e trasporti: nel risiko delle multinazionali, a rischiare è la Toscana
Di: Daniele Quiriconi
lun 23 giu, 2014
quiriconi

Le scelte dei giorni scorsi del Governo francese, che tra l’offerta degli americani di GE e quella dei tedeschi di Siemens su Alstom ha scelto, dopo lunga ponderazione politica, la prima, apre scenari imprevedibili con possibili coinvolgimenti delle imprese toscane. In questo quadro, pur se lo stato francese mantiene il controllo sulle sue centrali nucleari che rappresentano il 75% dell’energia del paese, tutto il comparto energia passa sotto il controllo della multinazionale americana, mentre la divisione trasporti, comprese le aziende di segnalamento di GE, passano ad Alstom, con l’ingresso dello stato al 20% nella compagnia francese. Una ricomposizione industriale che può avere grandi ripercussioni anche per gli interessi italiani, ridisegnando il profilo dei mercati e dei “core business” di alcuni dei maggiori player mondiali nel settore. Un riordino che riguarda anche Ansaldobreda, messa sul mercato dal precedente management Finmeccanica, poi al centro di un possibile futuro “polo ferroviario italiano” dentro o fuori, in tutto o in parte, dal perimetro Finmeccanica. E secondo le indiscrezioni attribuite al nuovo AD Moretti, infine, dopo la riorganizzazione in “divisioni” dentro la ex holding capogruppo delle aziende prevalentemente del militare, di nuovo indirizzata verso il mercato. E’ del tutto evidente che l’operazione Alstom-GE fa chiarezza su strategie e obiettivi di una parte dei possibili partner, e lascia sul terreno ipotesi che il sindacato ha sempre ritenuto pericolose:, cioè partenariati o acquisti da parte di concorrenti, peraltro con più di un problema industriale, che possono avere l’obiettivo di cannibalizzare le nostre imprese. Col risultato di sospingere fuori dalla produzione del trasporto ferroviario un intero Paese, oppure interlocutori extraeuropei ad oggi assai improbabili nonostante le continue indiscrezioni di stampa. In definitiva, però, ciò che si misura è l’assoluta assenza di un qualsiasi ruolo del nostro Governo. In Francia, intervento pubblico in economia dello stato; in Italia, “silenzio assenza”(?) sui grandi processi che investono settori strategici. Anche qui nessuna novità rispetto agli ultimi anni, solo che adesso i nodi stanno venendo al pettine e i rischi industriali per il Paese sono enormi.

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