A furia di correre si è perso l'orientamento
Di: Alessio Gramolati
lun 21 lug, 2014
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Nell’immaginario collettivo il nostro Paese da un po’ di tempo va di fretta. Così almeno l’immagine politica che il governo sta dando di sé. Sono infatti molti i ritardi accumulati, nulla di male quindi se si accelera il passo. Se… appunto. Ma se il primo dei problemi del Paese rimane indietro, allora qualcosa non funziona. Ed il lavoro è il primo dei problemi che attraversiamo. Lo abbiamo detto per tempo, inascoltati da tempo. Persino le soluzioni più semplici paiono smaterializzarsi dietro congetture, ideologismi, scelte sbagliate, inaccettabili rinvii. Come quella di aver accettato il diktat del nuovo vertice di Alitalia che ha imposto il rifiuto alla Cassa Integrazione a migliaia di lavoratori dichiarati in esubero, o come quello della Costa Crociere che ha voluto sconfessare l’accordo di programma che vedeva a Piombino il polo per le rottamazioni navali del Paese, imponendo lei, contro ogni principio di precauzione, la rotta del relitto di Costa Concordia e il nuovo sito per lo smantellamento. O ancora, le mancate risposte a GE, che hanno aperto il varco al governo francese per ridefinire, senza di noi, il nuovo assetto industriale di energia e trasporti a livello europeo. Uno stillicidio di fatti che indicano il ritardo ad affrontare i nodi veri della deindustrializzazione del paese, come risulta dalla situazione della siderurgia o dell’ENI, solo per fare degli esempi. Persino sugli ammortizzatori sociali il governo è indietro e non certo perché colto di sorpresa, essendo stato lo stesso Ministro ad annunciare che mancava un miliardo per la loro copertura. Semplicemente si denuncia, come se le responsabilità e le soluzioni fossero a carico ad altri. Intanto il PIL nell’anno corrente crescerà molto meno delle stime iniziali (Banca d’Italia valuta un modesto 0,2%) e la disoccupazione salirà ancora. Per questo CGIL CISL e UIL hanno deciso per questa settimana una mobilitazione sugli ammortizzatori sociali, mentre i lavoratori pubblici continuano la loro per una vera riforma della Pubblica Amministrazione. Perché, anche qui, nel correre non ci si è accorti (o forse si) che si riporta la pubblica amministrazione sotto l’egida della politica come era nella prima repubblica. Forse il problema è proprio questo, nella furia di correre si è perso l’orientamento su dove andare.

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