La lotta allo spreco di cibo deve entrare nella contrattazione
Di: Alessio Gramolati
lun 28 lug, 2014
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Per la Fao nel mondo industrializzato un terzo del cibo prodotto viene buttato (siamo quasi sul miliardo e mezzo di tonnellate), mentre un miliardo di persone nel nostro pianeta soffre la fame. In Italia, quattro milioni e mezzo di persone mangiano grazie alle mense della Caritas e ai pacchi del Banco Alimentare. E' evidente che in questi anni, sul fronte della lotta allo spreco di cibo, sia mancata una politica, e c'è stata una responsabilità delle imprese e delle amministrazioni pubbliche. Siamo nella situazione che un lavoratore di una mensa è passibile di provvedimento disciplinare se porta via per sé o per una persona bisognosa un alimento, anche vicino alla scadenza: insomma, meglio buttare via il cibo che poterlo dare a uno che ha fame.
Ma qualcosa forse sta cambiando: lo spreco di cibo è diventato intollerabile per il 63% degli italiani, come ci dice l'ultimo sondaggio Swg. E lo è ancora di più in un tempo di crisi economica. Ma proprio la crisi economica ha portato anche nuove sensibilità, come una maggiore esigenza di sobrietà e rispetto per la risorsa: da qui c'è lo spazio per ripartire verso abitudini più intelligenti. Non a caso queste tematiche sono state tra quelle fondanti dell'edizione di quest'anno di Cgil Incontri a Serravalle Pistoiese, che si è conclusa poco tempo fa.
Il sindacato oggi non può essere né indifferente né spettatore di fronte a tutto questo: il tema della lotta allo spreco di cibo non può riguardare solo l'etica o la carità, ma deve diventare oggetto di una vera e propria politica contrattuale, a partire dalle mense degli ospedali e delle scuole. E' arrivato il momento di una campagna di contrattazione con tutte le amministrazioni toscane, aprendo delle trattative per portare quel cibo destinato al cassonetto in luoghi adatti per chi ne ha bisogno, in sinergia con le associazioni e i soggetti del volontariato e della solidarietà che già stanno lavorando in questa direzione.

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