Qui Europa: quando la cura può uccidere il malato
Di: Alessio Gramolati
mar 19 ago, 2014
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Sorpresa tra i media continentali all'ultima lettura degli indicatori: le cosiddette locomotive stanno frenando e sull'economia europea si addensano nuvole di preoccupazione. La Germania, storica forza trainante del Vecchio continente, deve infatti fare i conti con un calo del Pil dello 0,2% nel secondo trimestre di quest'anno, un dato peggiore delle previsioni, dopo due anni di crescita costante. In Francia non va meglio: la ripresa non c'è, l'economia è ferma e Parigi ha già fatto sapere che non rispetterà gli obiettivi di deficit per il 2014. Sorpresa, si diceva. Forse per qualcuno. Non per chi, come la Cgil, da tempo chiede all'Unione Europea allentamento della rigidità sui conti e una maggiore flessibilità per favorire la crescita attraverso politiche attive del lavoro e di attivazione di investimenti. Per noi bisogna scommettere sulle politiche industriali per incidere sui drammatici livelli di disoccupazione, incrociando la domanda e l'offerta di lavoro e puntando sull'agenda digitale, sulla formazione professionale, su una nuova politica bancaria di accesso al credito, nonché fiscale, per superare le diseguaglianze esistenti. Ma ci pare che la strada che si sta seguendo è un'altra: riduzione del potere d'acquisto dei salari, sottrazione degli ambiti di gestione del pubblico nel campo della sanità e della scuola, meno tutele e prestazioni dei livelli del welfare. Intendiamoci: l'ordine dei conti è una virtù, ma quel che sta avvenendo con l'attuale cura sta uccidendo il malato Europa, anziché guarirlo. E questo vale ancora di più per l'Italia: il piano di rientro dal debito, imposto dall'Ue, non è più sostenibile rispetto alle condizioni reali di grande sofferenza del Paese e dei cittadini (la Cgil sostiene il referendum per il superamento del Fiscal Compact). O forse si preferisce mettere in ginocchio la gente piuttosto che contrariare il gotha della finanza continentale? Finora dicendoci “ce lo chiede l'Europa” hanno aumentato tagli e austerità, peggiorando drammaticamente la vita dei cittadini (si veda soprattutto il caso greco). Ora siamo noi che chiediamo qualcosa all'Europa. E visto che a Bruxelles spesso intendono solo la lingua dei soldi, facciano almeno una riflessione sulla frenata economica di Germania e Francia. Intanto, dalle nostre parti, non staremo fermi: a fine settembre Cgil, Cisl e Uil presenteranno la piattaforma unitaria su fisco e pensioni, secondo le indicazioni e le proposte emerse dalle assemblee di lavoratori e pensionati di queste settimane.

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