Togliere i diritti non fa ripartire l'economia
Di: Alessio Gramolati
lun 01 set, 2014
gramo4

Torna a contrarsi l'industria manifatturiera in Italia. L'indice Pmi è sceso ad agosto a 49,8 punti rispetto ai 51,9 di luglio. E forse non c'è da stupirsi. Ma nello stesso mese l'attività manifatturiera rallenta anche nell'eurozona. E qui magari non era scontato. L'indice Pmi è infatti sceso a 50,7 punti dai 51,8 di luglio. Male anche le locomotive Germania e Francia: in particolare in Germania l'attività manifatturiera è cresciuta al livello più basso degli ultimi undici mesi, scendendo a 51,4 punti dai 52,4 di luglio e facendo peggio di quanto si aspettassero gli analisti.
Non è un bel segnale (non a caso la Cgil sostiene il referendum anti-austerità). Anche perché arriva dopo altri indicatori pessimi: caduta dei consumi, caduta dell'occupazione, caduta del Pil rilevata non più tardi di un paio di settimane fa (sempre in Germania è sceso dello 0,2% nel secondo trimestre di quest'anno, dopo due anni di crescita costante). Una frenata, quella sull'economia, che non riguarda solo il nostro Continente ma che ha un livello ormai mondiale, se è vero che persino la Cina sta rallentando.
Mentre tutto cala, solo una cosa cresce: la dimensione delle diseguaglianze. E, in tutto questo, la discussione pubblica, anziché interrogarsi seriamente sul da farsi per invertire la rotta (puntando su politiche di sviluppo), raggiunge il livello di vette bislacche, basti pensare al fatto che si torna a parlare di togliere l'Articolo 18. Cioè nel 2014 c'è chi pensa che togliere diritti al lavoro sia funzionale a creare lavoro, sviluppo, occupazione.
Una patologia, questa, che ha anche un'altra faccia. E l'abbiamo vista a Marina di Carrara. Due licenziamenti discriminatori, due provvedimenti disciplinari verso delegati sindacali: quello che sta accadendo ai Nuovi Cantieri Apuania, un'azienda fondamentale per un territorio che più di altri ha sentito la crisi economica, è molto grave e riguarda tutti noi. Per questo, bene hanno fatto i lavoratori e i sindacati a scendere in piazza e a continuare la mobilitazione, e molto importante è stata la grande adesione dei loro colleghi di tutta la Toscana e anche del mondo della politica e della società civile: nessuno si deve sentire solo in questi momenti.
Il caso Nuovi Cantieri Apuania può essere emblematico. Ma davvero c'è chi pensa che questo Paese, nel mezzo di una crisi economica che farà epoca, possa salvarsi con metodi che vanno per le spicce? O pensando di risolvere le questioni con le prove di forza o i ricatti?
Rispetto, confronto, coesione, pari dignità nei rapporti, consapevolezza dell'esistenza di un interesse comune superiore: senza questi ingredienti non si va da nessuna parte. Sia dentro che fuori dall'Europa, sia dentro che fuori dalle fabbriche.

Condividi questo contenuto

Le ultime notizie

21-07-2019
In arrivo una nuova ondata di caldo, confrontabile a quella che ....
21-07-2019
La crisi del commercio non accenna a finire: dopo la debole 'ripresina' ....
21-07-2019
"Il tempo della trattativa dovrà risolversi in tempi brevi". ....
21-07-2019
Un cedimento del terreno su cui poggiano i binari ha bloccato, ....
©CGIL TOSCANA - progetto sviluppato con il CMS ISWEB« di ISWEB S.p.A. | Credits | Privacy CHI SIAMO ISCRIVITI
Italiano     English     Franšais     Deutsch     Espa˝ol     Russo