La solitudine dei "problemi primi"
Di: Alessio Gramolati
lun 17 nov, 2014
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“L’acqua invade le città del Nord”, titolava domenica il Corriere della Sera. Vale per tutto il Paese, da mesi. Una condizione che si ripropone sempre con maggiore frequenza e con esito scontato nella sfida dell’uomo alla natura.
Purtroppo quella ambientale non è la sola emergenza; c’è anche quella del lavoro e il suo dramma oggi si ripropone con l’arroganza di chi licenzia senza motivo, come accade per la TRW, dove con irresponsabile tempismo la multinazionale, che conferma la volontà di chiudere lo stabilimento labronico, chiede ai lavoratori di evitargli anche la fatica di procedure lunghe e fastidiose dimettendosi volontariamente per un po’ di soldi, anticipando nella sostanza ciò che il Jobs Act vuole definire con la norma. Con loro, centinaia di altre drammatiche crisi che stanno spaccando in due la Toscana: 108 vertenze sono sul tavolo della Regione e molte di esse dipendono per la soluzione dalle scelte del governo nazionale.
Il fatto è che i problemi crescono e l’esecutivo avrebbe il dovere di affrontarli anche quando sono scomodi e non fanno crescere nei sondaggi, come nel caso del Monte dei Paschi, oppure nella gestione di profughi e flussi migratori che non possono essere scaricati sulle comunità, senza coinvolgere nessuno, come accaduto in Casentino nel comune di Badia Prataglia.
Il punto è che i problemi non sono presi in carico da tutti, accade così che restano sulle spalle di chi è coinvolto e di chi gli è prossimo: le vittime in primo luogo ma anche i loro rappresentanti diretti, cioè i sindaci. Disagio e degrado crescono mentre i luoghi e i protagonisti della mediazione sociale vengono indeboliti e, con loro, le forme di solidarietà interistituzionale. Così le critiche e le responsabilità vengono indirizzate verso chi ci mette la faccia, mentre il governo si tiene lontano dalle emergenze, preferendo apparire ogni qualvolta si inaugura qualcosa piuttosto che nelle crisi, attento più ai sondaggi che a dare risposta ai drammi che assediano il Paese.
Così facendo però il disagio sociale viene lasciato solo a se stesso, privato di attenzione e rappresentanza, costretto nella spirale dell’esasperazione e della radicalizzazione per trovare ascolto. E’ la solitudine dei problemi primi. E’ in questo vuoto che dobbiamo porci il tema di dare rappresentanza a questo disagio, perché non resterà a lungo nascosto dalla propaganda degli annunci e rischia di esplodere.
Anche per questo da giorni ci sono i nostri volontari a Carrara, su iniziativa della Camera del Lavoro, a spalare il fango, così come ci sarà lo sciopero generale a Livorno. Per questo abbiamo deciso una giornata di mobilitazione di tutti i territori toscani per il 28 novembre, che ci vedrà impegnati in una giornata di lotta all’insegna della solidarietà e del civismo, con scioperi al contrario e con iniziative concrete di contrasto al degrado e al disagio che lambiscono le nostre città. Perché vogliamo bene al nostro Paese e alle persone che ci vivono e ci lavorano. E ci rimbocchiamo le maniche con loro. Perché di fronte ai problemi non ci voltiamo dall’altra parte. E’ questo il nostro compito, ed è questa la ragione dello sciopero generale del 5 dicembre: una lotta per dare risposta ai “primi problemi” del Paese!

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