E' una settimana di mobilitazioni, lo sciopero serve... anche al rovescio
Di: Alessio Gramolati
lun 24 nov, 2014
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Questa è una settimana molto importante per la Toscana. Domani saremo tutti a Livorno, per partecipare alla grande manifestazione di una città e di un territorio che soffrono di una enorme crisi occupazionale e produttiva. Venerdì sarà una giornata di mobilitazione regionale in cui, da ogni capoluogo, attraverso tante iniziative (compresi gli scioperi al rovescio), diremo al Governo come e perché le scelte che sta facendo in materia di tagli e lavoro sono sbagliate, in vista dello sciopero generale del 12 dicembre.
La costa della nostra regione si è ritrovata in una situazione di drammatica difficoltà: c'è il rischio che la Toscana sia divisa, oltre che su base sociale, anche su base territoriale. Livorno rappresenta l'emblema di questo rischio, tanto più che ci sono state delle scelte scellerate da parte di alcune multinazionali, scelte che vanno contrastate. Lì, per raggiungere i livelli medi di occupazione in Toscana, dovrebbero trovare subito lavoro 20mila livornesi. C'è quindi la questione della difesa delle fabbriche esistenti e dell'occupazione dei loro addetti, ma c'è anche la necessità di realizzare un'offerta portuale, logistica e intermodale all'altezza delle necessità competitive e attrattive del nostro tempo. Per questo, con la Regione, Cisl, Uil e altri soggetti del territorio, si sta predisponendo un piano per il rilancio di Livorno da presentare al Governo, che dovrà assumersi la regìa per dare nuovo impulso a tutta l’area. Un accordo di programma, una vertenza-Livorno, sulla base di tre pilastri: sviluppo del porto, infrastrutture moderne ed efficienti, capacità di attrarre nuovi investimenti. Ci aspettiamo che Roma non resti sorda a queste richieste, che hanno una rilevanza nazionale.
Venerdì sarà poi il giorno della mobilitazione regionale. “Passate il tempo a scioperare”, ci hanno accusato di recente. Ma lo sciopero serve? Anche al rovescio, se serve. E per noi serve. Con lo sciopero a rovescio iniziarono negli anni '50 i disoccupati, che affermavano, tramite il loro impegno in opere di pubblica utilità (strade, acquedotti, scuole), necessarie in un Paese ancora in ginocchio dopo la guerra, il loro diritto a non essere dimenticati. Senza aspettare il Governo, insieme ai contadini poveri e ai senzaterra presero in mano il loro destino. C'era il tema di rimboccarsi le maniche di fronte al degrado e al disagio, e di mettere in opera interventi concreti per fronteggiarli. Oggi, quel tema resta lo stesso. E venerdì si farà questo in tutte le province: guardare i luoghi e le situazioni del territorio dove serve un aiuto, una mano, un intervento, e fare qualcosa per migliorarli. Tutti insieme: volontari, lavoratori, pensionati, disoccupati. Oltre all'inclusione, sarà dato inoltre anche un grande messaggio di apertura e voglia di confronto, con tutte le nostre sedi aperte fino alle 23 e piene di iniziative. Infatti quella dello sciopero a rovescio sarà solo una delle forme con cui ci faremo sentire, in mezzo a tanti eventi di cultura (dal teatro alla musica), di approfondimento (dibattiti sul Jobs Act e sulla Legge di Stabilità), di solidarietà (aiuto agli alluvionati, raccolte per i bisognosi).
Per il resto, servirebbe un Governo che non si occupa solo delle inaugurazioni, cosa assolutamente importante, ma anche delle tragedie che incrociamo. Per questo serve ascolto alla nostra mobilitazione e al Paese, non possiamo permetterci di nuovo una ricetta sbagliata.

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