Nuove alleanze e nuove iniziative contro la prepotenza del Jobs Act
Di: Alessio Gramolati
lun 29 dic, 2014
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All’inizio della vicenda del Jobs Act scrivemmo che ognuno ci vedeva un po’ ciò che credeva. Come nel film di Kurosawa “Rashomon”: ciascuno leggeva le proprie verità e poteva in cuor suo, pensare, a secondo le proprie speranze, che si sarebbero favoriti i giovani, si sarebbe ricomposto la dualità del lavoro, si sarebbero cancellati i contratti precari e si sarebbero perfino rilanciati gli investimenti.

Ora i decreti nella loro crudezza svelano a tutti la realtà. In Italia è più facile licenziare. In primo luogo i giovani ma non solo. E’ più facile essere licenziati quando si viene presi di mira individualmente, ma sarà più facile licenziare anche nelle procedure collettive. Nelle aziende sopra i 15 come in quelle sotto i 15 dipendenti. Tutto peggiora per chi lavora.

“Ora gli imprenditori non hanno più alibi…”, ha detto il Governo. In effetti gli imprenditori italiani non hanno mai avuto tanti vantaggi in cambio di nulla come adesso. Hanno più facilità a licenziare e sarà per loro più facile farlo ingiustamente. Costerà poco commettere una ingiustizia a danno di un lavoratore, ed anche se si ridurranno le tasse per chi assume, conti alla mano, “poggio e buca” non farà pari. Più che di Job (lavoro) si dovrebbe parlare di to Fire, che è un modo crudo per dire "licenziare" in inglese.

Non siamo stupiti dalle scelte del Governo, anche se sono andate oltre le nostre preoccupazioni. Piuttosto, a questo punto, speriamo lo siano tutti coloro che avevano creduto che ci saremmo trovati di fronte ad un Jobs Act all’Obama piuttosto che al Fire Act alla Renzi. Lo diciamo perché dovremo costruire nuove alleanze e nuove iniziative contro questo scempio, e per poter tornare a parlare davvero di investimenti e di buona occupazione.

Il Governo ha cinicamente fatto due calcoli di cui uno certamente sbagliato: il primo è che la crisi avrebbe diviso e indebolito l’iniziativa dei lavoratori, il secondo che la propria arroganza ci avrebbe fermati. Ma non sarà la prepotenza a convincerci che si può togliere dignità al lavoro. L’augurio che facciamo a tutti è che il 2015 sia l’anno che riconquista il lavoro e la dignità che merita.

A tutte e a tutti, buon 2015.

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