Ambiente e lavoro, i beni comuni del Piano del paesaggio
Di: Maurizio Brotini e Giulia Bartoli*
mer 01 apr, 2015
cave carrara

L'approvazione del Piano paesaggistico da parte del Consiglio regionale rappresenta una vittoria della visione generale e progressiva del governo della cosa pubblica, a scapito degli interessi più corporativi della rendita e di chi non vuole regole. Come CGIL e Fillea abbiamo collaborato in maniera propositiva ponendo emendamenti e modifiche che andassero nella direzione della tutela del lavoro, per arrivare infine ad esprimere nelle dovute sedi di confronto - Tavolo regionale di concertazione ed Audizioni della Commissione regionale - il nostro parere positivo e favorevole al Piano. Ora, vigileremo affinché il monitoraggio previsto preservi anche nei prossimi anni il lavoro.
Finora, l'approvazione del Pit si è rivelata un successo delle organizzazioni dei lavoratori che si sono spese per un equilibrio avanzato. E' un successo anche dei lavoratori e dei cittadini toscani, e di tutti quanti apprezzino il lavoro ed il bello non in una concezione arcadica e bucolica ma dinamica, in sintonia col dettato costituzionale. Non solo. Riteniamo che l’attuale Piano Paesaggistico sia uno dei punti più avanzati di sintesi tra lavoro ed ambiente probabilmente nell'intero territorio nazionale. Col valore di uno sviluppo - basato sul rispetto e la valorizzazione del nostro straordinario territorio - che sia lungimirante e non predatorio, che redistribuisca la ricchezza prodotta ai lavoratori ed alle lavoratrici e ai territori direttamente interessati, che non distrugga irreparabilmente l’ambiente ed i beni culturali.
Crediamo infatti che la valorizzazione della filiera del marmo vada nella direzione giusta, coerente con l'impegno che abbiamo sempre sostenuto nella difesa dei posti di lavoro in armonia con l'ambiente, e di cui beneficino anche l'occupazione e l'economia locale. Dopo oltre 25 anni di lotte sindacali, ha finalmente trovato sbocco legislativo la rivendicazione che almeno il 50% del materiale estratto debba essere lavorato in loco al fine di ridistribuire la ricchezza del nostro “oro bianco” a tutto il territorio. Il tutto, a favore di un sistema che dia regolamentazione, preveda meccanismi di tracciabilità per contrastare evasioni e favorisca la trasparenza, anche se c'è chi preferirebbe una assenza di norme. In questo senso si muove anche la revisione della legge sulle cave e l'approvazione della legge 35/2015 che ha recepito molte nostre osservazioni; questione irrisolta rimane la tutela del lavoratore nel momento in cui la concessione va a gara, su questo la proposta sindacale era l'inserimento di una sorta di clausola sociale per il mantenimento e la garanzia del lavoro, purtroppo non recepita.
In definitiva, l'approvazione del Piano paesaggistico traccia un modello che indica una via alta dello sviluppo, basata sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori e del diritto a tutti i cittadini del godimento di beni comuni come ambiente e beni culturali. Una via diversa da quella indicata dal Governo nazionale con l’approvazione del Jobs Act e dei decreti attuativi, una via diversa dallo Sblocca Opere dell'ex ministro Lupi, una via diversa ma possibile. Diversa, migliore ed auspicabile.

(gli autori sono segretario regionale Cgil Toscana e segretario generale Fillea Toscana)

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