Serve un'alternativa al rigore La Grecia siamo anche noi
Di: Fabio Giovagnoli*
mar 07 apr, 2015
Fabio Giovagnoli

Domani avremo la possibilità di constatare direttamente e di approfondire il caso Grecia-Europa. L'iniziativa di CGIL Toscana e IRES ha sostanzialmente questo scopo. L'obiettivo di questo incontro è, in effetti, quello di far uscire la “questio” dalla palude di un'informazione tendente ad evidenziare gli aspetti più cronachistici e, invece, allargare il campo verso una visione più legata sia alla verifica dei dati di prima mano, sia alla costruzione di possibili alternative alle ricette liberiste oggi vincenti sia nella politica che in economia. Lavoro non facile, ma necessario per cercare, almeno, di scalfire l'impianto di un pensiero unico che non lascia alternative e consegna alla gente solo la prospettiva di impoverimento e di precarizzazione delle condizioni lavorative e di vita.
Da questo punto di vista ciò che sta succedendo in Grecia è lo specchio più vero e crudele di ciò che accade, o accadrà, anche nel resto d'Europa. Una recente ricerca finanziata dalla Fondazione Hans Boekler e condotta da due ricercatori dell'Università di Atene (Tassos Giannitsis e Stravos Zografakis) dimostra come negli anni a cavallo della crisi finanziaria del 2008, oltre all'aumento della povertà, si allarghi la forbice fra redditi da lavoro (perdenti) e redditi da capitale (vincenti) in una linea involutiva che ci riporta agli albori del capitalismo moderno e che riguarda tutti i paesi europei e occidentali.
In questo senso l'esperienza greca, ancora da valutare alla luce dei risultati che il nuovo Governo potrà ottenere nello sfibrante negoziato attualmente in corso con i vertici UE, BCE e FMI (un solo David contro tre Golia), può rappresentare un punto di riferimento concreto per le potenzialità di una politica alternativa a quella del contenimento del debito solo col rigore da applicare alle classi più svantaggiate della società.
La nostra iniziativa ha anche lo scopo di stabilire contatti stabili fra il sindacato italiano e quello greco attraverso iniziative di cooperazione internazionale a cominciare dallo scambio permanente di informazioni e riflessioni sulla politica e l'economia. In particolare, potremmo costruire rapporti di collaborazione fra centri di ricerca e università toscane e greche con lo scopo di rilanciare delle idee-forza alternative sulla crescita e il superamento della crisi finanziaria, e sostenendo nuovi filoni di ricerca favorendo la disponibilità in tal senso di nuove leve di ricercatori e analisti. Può partire dunque una linea di azione sindacale sicuramente interessante.

* (l'autore è presidente di Ires Toscana)

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