Mio figlio mi chiede perché e io non so cosa rispondere
Di: Daouda Ndoye*
mar 21 apr, 2015
Daouda Ndoye

Mio figlio Riccardo, cinque piccoli anni, mi punta gli occhi addosso. "Secondo te, c'erano anche dei bambini, papà?". "Sì… è probabile…". "Papà, ma morire annegati deve essere terribile… Perché è successo? Perché?".
Provo una gran rabbia ed infinito dolore. I numeri sono terribili, purtroppo semplificano. Troppo. 900 morti annegati, una cifra spaventosa e nello stesso tempo povera nel narrare.
Bisognerebbe raccontare 900 storie, migliaia di sogni traditi, occhi, anime, culture, amici, orrori vissuti, speranze ormai negate per sempre. Nessuno lo farà.
Mio figlio intanto incalza con i suoi occhi smarriti e pretende uno straccio di risposta, almeno un tentativo. E non riesco a farlo.
Ho nel cuore e nella mente troppi volti e troppe storie. A me i numeri, fortunatamente e dolorosamente, continuano a mostrarsi per singole e preziose umanità. E poi, un'infinita stanchezza…
Sono stanco di chiacchiere e di promesse al vento che, tempo pochi giorni, si dissolveranno in cinico niente fino alla prossima tragedia, ai prossimi terribili numeri.
Ancora una volta il mondo, l'Europa, mostrano il loro volto cinico, spietato, infame. Da troppo tempo, da troppe tragedie si sa e non si fa nulla. Un giudice potrebbe ipotizzare reati terribili per i potenti del mondo, li potrebbe trattare da assassini. Fino ad ora, nessun giudice lo fa per davvero.
E' un assassino chi sa di una tragedia, potrebbe evitarla e non fa niente. E' un cinico assassino chi poteva far qualcosa e ora si permette di strepitare che certi drammi sono inaccettabili.
E' assassino chi continua in politiche che costringono, rapinandolo e asservendolo quotidianamente, un intero continente al non sviluppo, alla guerra e alla miseria e ora finge di strapparsi i capelli per la desolazione.
Le morti in mare, infatti, sono solo l'ultimo anello di una catena maledetta di eventi e decisioni che ad oggi nessuno ha veramente voglia di cambiare.

* Filcams Cgil di Lucca

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