Il caso Smith: la battaglia da fare, le soluzioni da proporre
Di: Mirko Lami
lun 11 mag, 2015
Mirko Lami

Fatte le dovute proporzioni, sto rivivendo le stesse angosce e le stesse preoccupazioni sperimentate alla Lucchini di Piombino o alla TRW di Livorno. L'unica differenza è che qui l'azienda non è fallita, né si occupa di automotive, ma di strumenti per il petrolio.
Sono a Saline di Volterra, in una gremita assemblea di lavoratori della Smith, una fabbrica che produce per tutto il mondo, punte e scalpelli per la perforazione del terreno per estrarre petrolio. Lo sguardo dei lavoratori è tra lo sbigottito e il rabbioso, perché a quella fabbrica hanno dato il meglio di loro stessi anche quando costruirono gli scalpelli per sfondare quel terreno che teneva intrappolati i minatori cileni nel 2010. Sì, quei minatori furono salvati dal lavoro fatto dai lavoratori di Saline di Volterra. I lavoratori della Smith hanno in media tra i 35 e i 40 anni, quindi progettano un futuro, creandosi una famiglia e aprendo mutui. Questa azienda ha lavorato a pieno regime fino a poco tempo fa. Hanno chiesto ai lavoratori straordinari e produzioni ad alti ritmi. Poi, dopo oscillazioni del petrolio, è arrivato un breve periodo di cassa integrazione, e il rientro per una importante commessa per il Venezuela. Lunedì 27 aprile la doccia gelata. L'amministratore delegato comunica alle organizzazioni sindacali che nel giro di un'ora avrebbero consegnato le lettere di mobilità ai 193 lavoratori.
La Smith intende chiudere non per portare le produzioni in Cina (come spesso ci sentiamo dichiarare) ma per portarle in Usa e Canada, con la scusa che il prezzo del greggio è ai minimi storici (la benzina al distributore no, ma il greggio sì) quando tutti sanno bene che, presto, il prezzo salirà di nuovo. E' chiaro che questa scelta apre un dramma tra i lavoratori e mette in crisi il sistema sociale di un territorio dove vivono circa 20mila persone a cui vanno a sparire circa 400 mila euro al mese di stipendi provenienti dalla Smith. Nell'incontro avvenuto in Confindustria a Pisa tra organizzazioni sindacali e azienda, c'è stato un niente di fatto se non l'impegno da parte dell'AD di portare al Consiglio di Amministrazione la proposta del sindacato che chiede di sospendere le lettere di mobilità per aprire un tavolo di confronto su tutti i temi. Nel frattempo, il Governatore della Toscana Rossi ha deciso di mettere in pianta stabile un ufficio di Presidenza nel Comune di Volterra proprio per essere più vicino alla vertenza, ed ha chiesto un incontro al Ministro dello Sviluppo Economico Guidi anche per sviscerare il motivo vero che sta portando la Smith a fare questa scelta, dato che nel luglio 2014 è stato siglato un protocollo di intesa che - attraverso finanze pubbliche - apriva un percorso che riguardava l'accompagnamento ad investimenti e formazione.
Durante gli incontri dei prossimi giorni, come sindacato dovremo capire - e se necessario far sentire la nostra voce - la situazione rispetto all'apertura di ammortizzatori sociali, alla tutela dei lavoratori, del posto di lavoro e del comprensorio. E come aprire una discussione sull'abbattimento delle tariffe del costo energetico, proprio per trovare il tempo di far cambiare idea alla Smith o di cercare altri imprenditori del settore interessati a rilevare quella fabbrica.
A mio avviso però manca qualcosa di importante per tutelare al meglio i lavoratori. Come ho detto alla riunione del Consiglio Comunale di venerdì scorso, tenutosi a Volterra in un bellissimo teatro strapieno di persone, proporrei ai nostri politici di varare una legge che impedisca ad aziende come la Smith, che a luglio ha siglato un'intesa con la Regione Toscana, di portar via i macchinari presenti in fabbrica, per il semplice motivo che gli accordi vanno rispettati e non si capisce perché a rispettarli debbano essere sempre i lavoratori e non le aziende che decidono di chiudere, portarsi via tutto ed andarsene. Avere i macchinari in fabbrica significherebbe dare la possibilità ad altri imprenditori di investire nel capitale umano e la professionalità che c'è.
La CGIL Toscana seguirà costantemente e da vicino la vertenza di una fabbrica che da oltre 50 anni si trova sul territorio, nella speranza che tutti restino come oggi, perché l'unità tra lavoratori, sindacato e istituzioni è sicuramente un valore importante per provare a salvare il lavoro e la dignità delle persone.

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