In sei anni 80mila accordi per evitare 265mila licenziamenti
Di: Alessio Gramolati
gio 04 giu, 2015
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Fra un mese esatto Alessio Gramolati lascerà, dopo otto anni di mandato, la poltrona di segretario regionale della Cgil, seguita a quella di segretario della Camera del Lavoro di Borgo dei Greci e di segretario della Fiom. In questo tempo ha visto una Firenze e una Toscana modificare radicalmente il rapporto fra istituzioni e mondo sindacale, entrare ma non uscire dalla crisi economica e rinnovare tutti i protagonisti sulla scena politica.
Segretario Gramolati, cominciamo dalla politica. E' andato a votare domenica scorsa?
«Certo che sì».

E come le sembra il risultato?
«Siamo tornati ai tempi in cui tutti hanno vinto. Non tocca a me fare polemica politica, ma vorrei dire che fra i perdenti c'è di sicuro la partecipazione, e non mi pare che questa sia una buona notizia».

Come sono cambiati i rapporti fra le istituzioni e le organizzazioni sindacali? Cosa significa oggi la parola concertazione?
«Il rapporto è cambiato strutturalmente e non credo che tornerà più come prima. Per fare concertazione serve una sintonia di fondo, la condivisione di un progetto, di una visione. Servono i presupposti, ad esempio una politica dei redditi».

La crisi economica ha cambiato molte cose, non solo a Firenze e in Toscana.
«Vero, ma voglio dare lo stesso alcuni numeri che fotografano il nostro territorio: dal 2009 al 2013 l'inflazione è cresciuta del 7,1%, mentre il reddito netto dei lavoratori del privato è aumentato del 5,24, del 3% nel pubblico e del 5,4% per i pensionati, mentre il carico fiscale è salito del 12%. Se ci sentiamo tutti un po' più poveri un motivo c'è».

Il fatto che questa sia la patria di Renzi ha influito sul desti no dei rapporti sindacali?
«Credo di no. Quello che è accaduto e che sta accadendo è a prescindere Renzi».

Qual è il maggior cambiamento del territorio che sta condizionando l'economia?
«Le banche, che rappresentano un cambiamento epocale. Non ce n'è più una che abbia qua il centro decisionale. Mentre è cresciuta la raccolta del risparmio dei nostri concittadini, sono diminuiti gli impieghi e gli investimenti. Chi ne ha fatto le spese sono le piccole imprese, di solito poco capitalizzate che avevano un rapporto privilegiato con le banche del territorio. Chi ha favorito questo? Multinazionali e cooperative».

A proposito di multinazionali. C'è un bel dialogo con loro da parte delle istituzioni.
«Non c'è niente di male, anzi. Hanno fatto bene Nardella e Rossi a costituire quel gruppo di lavoro con loro. Sarebbe sbagliato non costruire relazioni con questo mondo. Tenendo conto però di quanto dice la Comunità Europea, e non Alessio Gramolati: "le multinazionali sono infedeli al territorio ". Questo per dire alle istituzioni che serve anche altro».

Massimo Messeri, presidente di Nuovo Pignone sta per diventare presidente di Confindustria Firenze. Se non sbaglio è un suo vecchio conoscente.
«Sì, e il fatto che personaggi come lui si impegnino nella vita associativa è positivo. Messeri è persona di indubbia capacità professionale, con una forte propensione sistemica e con un notevole grado di autonomia».

Che Cgil lascia al suo successore?
«Con più iscritti di quando ho iniziato il mandato: siamo a 509mila in Toscana. Con i conti in ordine e con grande trasparenza, visto che facciamo certificare i nostri bilanci».

Il suo mandato riassunto in qualche numero?
«In sei anni sono stati siglati 80mila accordi per salvare dal licenziamento 2565 lavoratori».

Un accenno alla sanità e welfare.
«Le scelte fatte fino ad ora sulla sanità penso che fossero obbligate, ma complessivamente resta una sfida aperta, che vinciamo solo se sappiamo riorganizzare meglio il territorio. Abbiamo caricato troppo sulla struttura ospedale, dove si è tagliato tanto, senza appunto ripensare all'assistenza fuori».

Dopo la segreteria regionale che farà?
«Diciamo che fra le proposte non ci sarà qualche incarico fiorentino o toscano».

Le dispiace non aver corso per sindaco di Firenze?
«Non ho né rimpianti né rimorsi. Se c'è una cosa che la Cgil mi ha insegnato è questa: la parola si mantiene, i mandati si rispettano»

(INTERVISTA  DI OLGA MUGNAINI PUBBLICATA SU LA NAZIONE FIRENZE DEL 3 GIUGNO 2015)

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