Lucchini e l'accordo-Cevital: una firma che cambia i prossimi 100 anni
Di: Mirko Lami
ven 05 giu, 2015
Mirko Lami

E' stato siglato a Piombino un accordo sindacale tra le Istituzioni, il Governo, Cevital e le Organizzazioni Sindacali che cambierà lo scenario della città e del comprensorio per i prossimi 100 anni. Con l'ingresso dell'algerina Cevital che rileva lo stabilimento siderurgico per costruire una nuova acciaieria che produca acciaio attraverso i due forni elettrici, e con l'avvio di una piattaforma logistica e agroindustriale, immagino uno scenario del territorio della Val di Cornia completamente mutato dall'attuale. Secondo quanto dichiarato dalla Cevital, il settore acciaio sarà dislocato tutto dove attualmente abbiamo i treni di laminazione in zona “Ischia di Crociano”, in modo da avere una produzione di acciaio tutta in linea come avviene nella maggior parte degli stabilimenti siderurgici, e che partirà dalla fusione attraverso i forni elettrici per passare alla solidificazione nelle colate continue, e poi alla trasformazione in prodotti finiti come le rotaie o semiprodotti come barre, tondino attraverso i treni di laminazione. Cevital però vuol occuparsi di altri settori che per noi sono la diversificazione da una monocultura dell'acciaio vissuta sin dai tempi degli Etruschi. Per avviare questi settori, Cevital ha bisogno di spazi e noi avremmo bisogno (urgente) di estirpare e quindi bonificare quei capannoni (vecchia acciaieria, cokeria e altoforno, compreso il treno delle rotaie) adiacenti alla città, che hanno dato sì di che vivere a tutti noi ma che oggi non servono più, e con il tempo diventano pericolosi perché cadono a pezzi. Cevital intende avviare una piattaforma agroindustriale che permetterà la lavorazione di zucchero, un fondaco da cui saranno smistati i succhi di frutta nel mediterraneo, lo stoccaggio di metanolo ed etanolo ed altro ancora. Poi, la disponibilità di soldi pubblici, circa 230 milioni di euro, e la giusta combinazione con l'Accordo di Programma, hanno permesso un ampliamento del porto con banchine che hanno una profondità di 20 metri e che rendono il porto di Piombino uno dei più importanti del Mediterraneo, in quanto traccia le direttrici - che abbiamo sempre avuto ma mai sfruttato - delle autostrade del mare che si dirigono una alle porte dello stretto di Gibilterra, l'altra al canale di Suez. Oggi, grazie a questo, ci sono altri interessi che girano intorno a noi ai quali interessa la logistica portuale proprio per come il porto si offre grazie al ridisegno e utilizzo di quelle aree, nato certamente dal progetto di portare a Piombino la Concordia adagiata all'Isola del Giglio per essere smantellata. Oggi ciò permetterà l'avvio di altre attività industriali, come un cantiere per l'assemblaggio e imbarco di grattacieli energetici per l'estrazione di gas e petrolio della General Electric-Nuovo Pignone e l'insediamento del primo polo italiano per la demolizione navale controllata che vede Saipem alla capofila di una Newco e che prevede, dopo la costruzione di un bacino, la demolizione di navi militari a partire dal giugno 2016. Ecco, se questo è il quadro io immagino tale scenario: non avremo più quei fumi bianchi che uscivano dal raffreddamento del cok della cokeria, o le fumate rosse di qualche anno fa, o l'odore di uova marce che avvolgeva la zona del Cotone-Poggetto. Vedremo invece capannoni illuminati a giorno durante le ore notturne, navi che in rada attendono di caricare i moduli della General Electric, navi che arrivano e ripartono con il loro carico di succhi di frutta, di rotaie, finalmente la strada 398 che ci unisce al resto dell'Europa, il treno commerciale che arriverà sulle banchine, il treno civile che ci collegherà a Campiglia o alle stazioni di Pisa o Grosseto dove poi potremmo prendere i treni veloci, magari un collegamento con l'aeroporto di Pisa, una attrazione turistica acquatica che potrebbe partire dall'attuale altoforno e collegarsi con chissà quale attrazione dove ora sorge la centrale Enel di Tor del Sale, le navi da crociera che portano turisti a Populonia e Baratti, ma anche i nostri paesetti della Val di Cornia: quindi servono strutture ricettive adeguate, che portano lavoro. Insomma, io vedo queste potenzialità che possono far rinascere e rilanciare la nostra zona. Chiaramente è solo una mia immaginazione e quindi rimanendo con capannoni che cadono a pezzi come accade a Bagnoli, con le navi da crociera che nelle migliori condizioni vengono per una giornata e poi scappano in altri siti, resteremmo con le navi militari da demolire, le navi della General Elettric e niente più. Oppure convertirsi, come mi auguro, in realtà. Intanto l'attuale concretezza, grazie alla tenacia delle organizzazioni sindacali, ha modificato un pensiero aziendale che intendeva lasciar fuori alcuni lavoratori. Invece adesso rientreremo tutti. Ora che Cevital ha scelto (forse per pressioni trasversali) di lasciar perdere il ritorno all'altoforno e concentrarsi su forni elettrici, il lavoro di tutti continua e si deve concentrare per trovare soluzioni per i lavoratori e le lavoratrici delle imprese e dell'indotto che avranno più possibilità se il motore trainante della grande fabbrica riparte, sapendo che serve del tempo e che ognuno deve fare il massimo per cercare soluzioni attraverso ammortizzatori sociali, formazione e passaggi a imprese che si occuperanno di demolizione, bonifiche e ricostruzione. Nella nostra Toscana, mentre abbiamo il 70% dei contratti a termine sulla costa che va da Orbetello a Massa Carrara e l'esatto contrario - cioè il 70% dei contratti a tempo indeterminato - all'interno della Regione, si registrano aziende che rischiano o intendono chiudere, come la Smith di Volterra, la FlorAmiata, il People Care di Guasticce, e poi abbiamo gli Accordi di Programma di Piombino, Livorno, Massa Carrara (e dovremmo pensare qualcosa di simile per la provincia di Grosseto con i suoi prodotti agroalimentari), che attraverso una parte di risorse pubbliche possono portare investimenti privati. Spero che tale mia immaginazione si realizzi e non resti un sogno nel cassetto. Piombino adesso ha tutte le caratteristiche per poter ripartire proprio dal produrre acciaio: sta agli algerini della Cevital mantenere le promesse e investire come hanno dettagliatamente scritto nel loro Piano industriale.

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