Non sarò una donna sola al comando
Di: Dalida Angelini
gio 02 lug, 2015
Dalida Angelini

Care compagne, cari compagni
Non vi nascondo il mio stato d’animo per essere oggi qui insieme a voi in questo momento importante della vita della nostra organizzazione.
Nel mio animo si mischiano e si accavallano emozioni contrastanti, gratitudine e preoccupazione. Gratitudine per la CGIL, che mi ha dato la possibilità di fare questa esperienza, non solo di lavoro, ma soprattutto di vita. Questo percorso oggi mi ha condotto fin qui a stare di fronte a voi e fare la dichiarazione programmatica prima di sottopormi al voto del direttivo.
Questo mi procura un’emozione forte, perché sento tutto il peso della responsabilità che ho dichiarato di essere pronta ad assumermi. Tutto ciò mi genera uno stato d’animo di preoccupazione, anche per il contesto nazionale e internazionale carico di incognite.
Basti pensare alle scelte che il governo ha compiuto sia in materia di lavoro, sia in materia di riassetto istituzionale con il combinato disposto tra una legge elettorale e una riforma che assegna maggiori poteri all’esecutivo a scapito dei poteri di controllo. Inoltre si sta facendo strada nel paese un’idea che ritiene che i corpi intermedi che hanno ruoli di rappresentanza di interessi collettivi o generali siano un intralcio, un appesantimento, una zavorra che impedisce di andare veloci. Anche la controriforma della scuola è frutto di questo filone di pensiero. Tutto questo, avviene dentro un quadro economico che continua a non dare segni di ripresa al di là dei proclami del governo. A questo si aggiunge il rischio di un effetto domino innescato dal possibile fallimento della Grecia. Ma su questo tornerò dopo. Come vi dicevo la preoccupazione non nasce unicamente dal contesto ma ha origine anche dal fatto, che sostituire un compagno come Alessio non sarà affatto semplice, ovviamente se mi sarà data la fiducia. Non per la sua ansia, ma per le sue capacità, per la generosità, l’umanità, per la lungimiranza politico sindacale, per i tanti rapporti che ha. Per come è' riuscito a far essere la Cgil Toscana, punto di riferimento nel panorama regionale e non solo. Credo che tutto ciò farebbe tremar le gambe a chiunque. Vorrei quindi ringraziarlo personalmente perché mi ha consentito nel 2010 di entrare a far parte della segreteria della Cgil Toscana. Poi ancora un grazie alla Susanna, il nostro segretario generale per aver avanzato al comitato direttivo un'indicazione sul mio nome, e grazie al comitato direttivo per l'esito della consultazione.


Come dicevo, la mia preoccupazione nasce anche dalla situazione greca per le conseguenze su quel popolo e per quello che può determinare sul piano internazionale. La gestione della crisi greca dimostra come la sola Europa dell’euro, rigorista ed egoista, sia inadeguata ad affrontare gli enormi problemi che affliggono il presente, dall’immigrazione alla disoccupazione e che hanno una identica radice nelle crescenti diseguaglianze tra popoli e tra strati sociali. Tsipras ha chiesto all’Europa di voler sottoporre al giudizio popolare il prendere o lasciare di Bruxelles. Ha chiesto una settimana di tempo, mi sembra che abbia fatto l’unica cosa possibile per un capo di governo che abbia rispetto per il mandato popolare ricevuto. Gli è stato risposto che il tempo era scaduto. Di fatto la democrazia è stata considerata un intralcio dai burocrati europei, la possibilità da parte del popolo di scegliere su cose che lo riguardano una turbativa dei mercati, un segno di non sufficiente rigore che può mettere in allarme gli investitori. Io credo che sarebbe più corretto chiamarli sciacalli e speculatori.
Questo deve indurre tutti coloro che si richiamano ad una idea che mette al centro del proprio agire l’uguaglianza, ad aprire, come stiamo facendo noi a Serravalle Pistoiese in questi giorni, una riflessione seria su cosa sia l’Europa oggi e quanto sia lontana dall’idea dei suoi padri fondatori che si erano immaginati un’Europa dei popoli e non unicamente della stabilità monetaria che eventualmente è un mezzo e non il fine dell’agire politico che deve mantenere la sua finalità nel benessere dei cittadini. Oggi l’Europa corre il pericolo concreto di finire per asfissia, stretta com’è tra rigorismo e nuovi egoismi. L’Europa rischia di dissolversi per la sua incapacità di dare risposte adeguate alla gravità dei problemi. La crisi greca rischia di riaprire una fase di speculazione finanziaria sul nostro debito con un’inevitabile aumento dei tassi che sottrarranno risorse all’economia reale.
Dicevo emozione e consapevolezza, dell’atto che sto compiendo e per non rimanere schiacciata da questi sentimenti posso solo confidare nel sostegno leale delle persone (lealtà e non fedeltà) che con me dovranno condividere la responsabilità del governo di questa organizzazione, sempre se mi sarà data la fiducia, a partire da questo comitato direttivo, e conosco solo due modi per farlo, che mi hanno sempre accompagnato:
Il Rispetto e la Responsabilità.
Il rispetto per la storia di questa grande organizzazione, per tutti voi, per le donne e gli uomini della cgil, per i nostri compagni e compagne dei servizi, che ogni giorno con professionalità e competenza rispondono ai bisogni delle persone, per i tanti delegati e delegate che con fatica e grandi difficoltà rappresentano la Cgil nei luoghi di lavoro, rispetto per i nostri iscritti che pur tra tante difficoltà continuano a sostenere la nostra organizzazione. Rispetto significa trasparenza, lealtà, partecipazione, sapersi ascoltare anche quando si hanno opinioni diverse, farsi carico reciproco dei problemi.

Il rispetto va accompagnato alla responsabilità

Insieme dovremmo affrontare una fase, complicata e difficile, come ho accennato in premessa, in cui rappresentare e difendere i diritti dei lavoratori e dei pensionati non sarà certo una cosa semplice. I temi da affrontare saranno sicuramente più complessi, e richiederanno al gruppo dirigente tutto, un maggiore impegno, in termini di qualità di elaborazione, ma credo che saremo pronti a questa sfida.
Per affrontare e essere all’altezza di una sfida che ha caratteristiche straordinarie e inedite abbiamo bisogno di un gruppo dirigente coeso che si sa confrontare anche quando ha opinioni diverse, anche quando sono lontane, come lo sono state, ma con l’ascolto con la discussione e con la pazienza sappia trovare la sintesi condivisa. Il mio impegno sarà sempre nella direzione della sintesi che sia frutto del lavoro e della passione di tutti. Abbiamo tanti avversari e tante scelte politiche sbagliate da contrastare a partire da quelle di questo governo, per questo ritengo che il dialogo, il confronto delle idee siano l’unico modo per consentirci di liberare tutte le energie che abbiamo in termini di progettazione. Se le scelte sono il frutto di un processo di contaminazione reciproca senza che nessuno pretenda di essere titolare di una verità superiore, credo avrà buoni effetti anche sulla nostra capacità di mobilitazione. Per questo vorrei provare a sperimentare un nuovo modo di lavorare tra noi che preveda una o due volte l’anno l’occasione di un incontro in cui si alternino momenti di elaborazione, liberi dalla responsabilità immediata di una scelta, a momenti di svago per favorire processi di socializzazione, per rendere tra di noi i rapporti più fluidi, per intrecciare maggiormente le nostre esperienze, proprio per favorire quella coesione che è fondamentale per il nostro agire.
La coesione è il presupposto per la costruzione dell'unità della nostra organizzazione che richiede una ricerca continua, è una necessità per i lavoratori e deve essere una cultura per i dirigenti della nostra organizzazione. L’unità è una scelta difficile che può passare anche attraverso scontri aspri, ma se stanno dentro il quadro che ho appena provato a tratteggiare non produrranno mai rotture che mettano a rischio la tenuta unitaria della Cgil.
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Dicevo, unità e valorizzazione del pluralismo richiamano altri valori, come la solidarietà, la militanza, la lealtà che danno il senso di appartenenza ad un’organizzazione che ha un suo progetto di cambiamento di una società che continua a produrre disparità e diseguaglianze. Continuo a pensare che un progetto di riforma vero non è soltanto l’indicazione di semplici scelte politiche, ma il segno di una identità.

Il documento uscito dal congresso regionale è la nostra visione per riprogettare la nostra Regione, e mette al centro il valore del lavoro e dei saperi per coniugare qualità del lavoro e qualità dello sviluppo che presuppone innovazione e conoscenza.
Ma il documento indica obiettivi e su quest’ultimi vogliamo misurare i comportamenti, gli orientamenti delle nostre controparti tradizionali ed anche gli orientamenti delle istituzioni e delle forze politiche.

Essere coerenti con gli obiettivi del nostro congresso regionale significa rilanciare una idea di sviluppo sostenibile che abbia al centro la difesa e il rilancio del sistema manifatturiero, del sistema dei servizi e del terziario e del sistema pubblico a partire dalla sanità. La difesa del pubblico significa garantire servizi in particolare alle fasce più deboli come gli anziani, i disabili, i bambini. Le dichiarazioni a questo proposito dell’assessore Saccardi mi destano più di una preoccupazione. Non voglio apparire pregiudizievole ma credo che la sua idea di sanità sia molto lontana dalla nostra. Penso che questo sia un segno del cambiamento di fase che si sta manifestando anche nella nostra Regione. Il renzismo ha prodotto i suoi frutti anche in una Istituzione con cui ci siamo sempre confrontati con grande rispetto. Vedere aspetti che riguardano il più generale diritto alla salute dei cittadini toscani buttato sulle pagine dei giornali senza nessuno confronto è il segno più evidente di un cambiamento che riguarda anche il nostro livello.

Per quanto attiene il manifatturiero oltre ad una sua difesa attraverso gli accordi difensivi che abbiamo sottoscritto è necessario aprire una fase di confronto per affrontare le sfide del futuro che presuppongono qualità e partecipazione attiva dei lavoratori nei processi produttivi. In una parola riconoscere al lavoro dignità, il contrario di quanto ha fatto il governo. Pensare di vincere le sfide sul piano dei costi e sulla compressione dei diritti è anacronistico e sbagliato. Questa discussione deve prevedere un coinvolgimento delle nostre camere del lavoro, ragionare insieme tra territori e livello regionale anche alla luce del diverso assetto istituzionale che ha superato le province per provare a rilanciare unì’idea di contrattazione. Questo non solo per la grande e media impresa, che in questi anni ha retto meglio alle sfide, ma soprattutto per i sistemi di piccola impresa in cui ancora oggi sono occupati la maggioranza dei lavoratori toscani. Qui c’è bisogno di interventi di sistema sia nei distretti che nei sistemi economici locali che abbiano al centro la tracciabilità perché la difesa e la valorizzazione del sistema passa anche attraverso la sua riconoscibilità.
Ecco perché diventa per noi necessario riflettere su un nuovo modello di sviluppo che non sia ispirato ad una logica neoliberista ma dobbiamo pensare ad un modello che sia in grado di rendere compatibili gli interessi della crescita economica della nostra regione e dell’itero paese con quelli della qualità della vita sociale e del lavoro. Il nostro obiettivo deve essere la difesa del patrimonio paesaggistico e artistico della nostra regione fatto di identità e di tradizioni che ci rendono tra le regioni più attraenti d’Italia. Questo valore aggiunto può essere trasferito sui nostri prodotti arricchendoli di una connotazione che li può rendere unici.

E’ una discussione difficile ed impegnativa, che deve avere per noi dei valori di riferimento, uno per tutti la qualità della vita.
E allora dobbiamo prima di tutto domandarci come vogliamo vivere, per i giovani e per gli anziani, come vogliamo consumare, come devono essere le nostre città, ma anche quali modelli di tempo libero vogliamo promuovere, e ancora quali relazioni sociali e culturali. Vogliamo esattamente il contrario della scelta di Carrefour di aprire i suoi ipermercati 24 ore al giorno, nemmeno fossero ospedali.
Pensare a tutto questo significa anche aprire un grande confronto culturale che inevitabilmente chiama in causa i cittadini, le istituzioni le loro scelte programmatiche e gli strumenti di pianificazione dello sviluppo.
In toscana per anni abbiamo ragionato di questi temi con le istituzioni, realizzando importanti accordi e contribuendo alla stesura di normative di legge che sono state di riferimento nel panorama nazionale come la legge sul commercio prima che Monti la cambiasse con il Salva Italia.
Da noi la concertazione non ha prodotto immobilismo, ma soluzioni condivise che penso siano sempre un vantaggio se si vogliono raggiungere obiettivi di coesione.
Ma come dicevo sostenibilità significa ambiente, urbanistica, infrastrutture, viabilità, trasporti, riduzione dei rifiuti, energia, recupero e qualità architettonica delle strutture, valorizzazione delle risorse umane, tempi e orari delle città, qualità dei prodotti, sicurezza.

Tutto questo vale anche per il Turismo, che è per la Toscana una risorsa importante, per questo vorrei che la Regione non perdesse tempo nell’approvazione del testo unico sul turismo che è passato dal tavolo di concertazione che ci ha visto protagonisti e che non stato ancora approvato perché eravamo agli ultimi giorni della legislatura.
Dobbiamo pretendere di portare a casa la modifica alla legge regionale sugli appalti cosi come il Presidente Rossi ha promesso in campagna elettorale..
Una legge che parla di sicurezza, di legalità, di qualità del servizio, di qualità del lavoro ma soprattutto di clausola sociale. Una buona legge regionale sugli appalti pubblici significa produrre un impatto di trascinamento positivo anche nel privato e significa prevenire ed evitare il malaffare di qualunque natura.
Per quanto riguarda la Regione, se il buon giorno si vede dal mattino (vedi dichiarazioni Saccardi) è lecito dubitare che si possano mantenere gli stessi livelli di concertazione del passato, comunque indipendentemente dalla volontà e dal metodo, noi continueremo a rivendicare una concertazione vera, partecipando ai tavoli con le nostre proposte e staremo in campo secondo uno schema sindacale evitando di essere trascinati da altri riferimenti.

Abbiamo concluso da pochi giorni le conferenze di organizzazione provinciali che hanno avuto al centro del dibattito la nostra capacità di costruire proposte innovative e la loro traduzione organizzativa per provare a rappresentare i molti lavoratori che a causa delle forme di lavoro atipiche non riusciamo a intercettare. Abbiamo ragionato molto di una contrattazione sempre più inclusiva in cui le RSU possano sempre più e sempre meglio svolgere il loro ruolo, riappropriandosi della discussione sui modelli organizzativi e sulle condizioni di lavoro e incidendo sulle scelte delle imprese. Quindi una contrattazione che sia in grado anche di estendere la propria rappresentanza oltre i confini tradizionali del tempo indeterminato.
E poi di contrattazione sociale. Una contrattazione sociale territoriale che diventi patrimonio di tutti e che ricostruisca e, anzi, valorizzi il sistema sociale e di protezione delle persone, che sia una costante della nostra iniziativa per la riduzione delle disuguaglianze.

Due contrattazioni che sempre più devono intrecciarsi e rendersi complementari, per rendere più efficaci le azioni di tutela dei lavoratori e dei pensionati costruendo rete tra aziende e territorio, e in quella rete la cgil può e deve giocare un ruolo determinante.

Negli ultimi sei anni abbiamo contribuito alla “resistenza” del nostro tessuto produttivo con le migliaia di accordi difensivi che hanno consentito di salvare quasi 300.000 posti di lavoro e provare a ripartire da una posizione di vantaggio.
Ora si deve aprire una fase nuova, che parta dalla constatazione che quella resistenza ha impedito il peggio, ma ci consegna oggi un quadro di produttività molto bassa e un sistema economico e produttivo da reinventare.

Poco più di un anno fa celebravamo il nostro congresso in un luogo simbolico; scegliemmo Piombino, la crisi della siderurgia simbolo dello sviluppo industriale del secolo scorso.
Oggi celebriamo la fine di quella vertenza, con un accordo che porterà al ripristino dei livelli occupazionali ante crisi, continuando a produrre acciaio in maniera più sostenibile e affiancando a quella produzione altri investimenti nell’agroindustria e nella logistica.
Ecco, il percorso di quella vertenza ci dice qual è la strada da seguire, ci dice quale deve essere la stella polare della nostra azione: abbiamo difeso finora, adesso partecipiamo con le nostre idee, con il contributo dei lavoratori a progettare il lavoro di domani e il territorio di domani.

A chi evita il confronto come la peste dobbiamo dimostrare che la partecipazione e un ruolo attivo del sindacato negli accordi di programma è la sola via per uscire dallo stallo in cui la crisi ci ha ridotto, e per uscirne migliori di prima.

Quindi dobbiamo essere un sindacato capace di confronto e di proposta, in grado di puntare con tutte le sue energie sull'unita' interna e sull’unità del modo del lavoro. Provando per questa via a riprendere anche i rapporti con Cisl e UIL, per provare a trovare punti di sintesi possibili. Quello che ritengo sarebbe opportuno fare subito è aprire una grande campagna di assemblee nei luoghi di lavoro a sostegno della piattaforma unitaria che abbiamo sul tema delle pensioni, per sostenere anche l’iniziativa dei pensionati per valorizzare reciprocamente le cose che si fanno.

Care compagne e cari compagni, avviandomi al termine di questo mio intervento permettetemi di affrontare un ultimo tema.
Questa è la prima volta che una donna viene proposta alla direzione della Cgil Toscana, sono una dirigente della Cgil, ho iniziato il mio percorso politico sindacale con la responsabilità del coordinamento femminile nel lontano 1981,in Versilia, e sono felice di poter sottolineare che oggi in Toscana molte compagne hanno assunto la responsabilità generale in una Cdl ed in categorie di primo piano come lo Spi, la Filcams, la Fisac, la Funzione Pubblica, la Fillea. Tutto questo è' stato possibile grazie al fatto che le donne hanno saputo esprimere dirigenti di qualità oltre al fatto che si è lavorato da più parti perché ciò avvenisse, se mi sarà data la fiducia intendo continuare con questo percorso, valorizzando sempre le competenze e le capacità.
Penso però sia utile fare una riflessione con tutti voi, e cioè che questa nostra organizzazione è ancora, purtroppo un’organizzazione pensata al maschile, nei suoi tempi e modi di lavoro. Credo, per quanto possibile, che sia un dovere di tutti provare a trovare soluzioni organizzative che consentano alle compagne di conciliare tempi di vita e di lavoro come ad esempio essere madri, svolgere lavoro di cura, coltivare i propri interessi e nel contempo essere dirigenti della Cgil, .
Alle compagne chiedo un aiuto, la mia esperienza sindacale mi ha visto dirigere alcune categorie come la Filtea e la Filcams, categorie dove prevalentemente la manodopera è femminile, quindi spesso do per scontato anche nella nostra organizzazione questioni che scontate non lo sono, vi chiedo di aiutarmi in questa direzione.
Care compagne e cari compagni, se con il vostro voto deciderete di affidarmi l'incarico di segretaria della Cgil Toscana, intendo mettere a disposizione le mie capacità il mio tempo, la mia tenacia e la mia passione ed intendo essere lealmente al servizio della nostra organizzazione.
Penso che in ognuno di noi la Cgil solleciti passione, affetto, impegno. Io debbo quasi tutto quello che sono alla nostra organizzazione, mi sento addosso una grande responsabilità e per molti versi mi sento piccola di fronte alla grandezza del compito, non nascondo i miei limiti e ne sono pienamente consapevole, per questo ritengo,se mi darete la fiducia che quella fiducia in parte la dovrete chiedere a voi stessi, perché il peso della Cgil Toscana non sarei in grado di portarlo da sola, le mie spalle non lo sopporterebbero. Questa responsabilità, lo dichiaro in modo evidente, la posso reggere unicamente in un contesto e in un rapporto franco, leale e collegiale fra noi. Non perché voglio fuggire alle responsabilità che derivano dal ruolo, ma perché penso che una donna sola al comando non vada bene in nessun caso, ma soprattutto quella donna non potrei essere io.
Vi ringrazio per la pazienza con cui mi avete ascoltato ovviamente a prescindere dall'esito del voto.

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