Dalla Grecia parte la lotta per un'alternativa all'austerità
Di: Maurizio Brotini
gio 09 lug, 2015
Maurizio Brotini

La vittoria del NO nel referendum contro le politiche dell'austerità promosso dal Governo di Tzipras procura in ogni sincero democratico un moto ed una sensazione di godimento.
Perché torna finalmente la grande politica in Europa, ovvero la possibilità di scegliere tra opzioni politico-sociali nettamente e radicalmente alternative, di destra e/o tecnocratiche e/o populiste o fattivamente e credibilmente di sinistra.
Di sinistra, rilanciando gli interessi ed i bisogni delle masse popolari e lavoratrici, di sinistra per il ruolo dello stato sociale, di sinistra per un rinnovato intervento pubblico in economia, di sinistra perché chi più ha più paghi. Di sinistra e di governo.
Di sinistra ed europeista, ma di una Europa che ritrovi le sue radici sociali ed il suo compromesso dinamico tra capitale e lavoro, basato sullo stato sociale, ruolo delle organizzazioni sindacali, economia mista e partiti che rappresentino il lavoro.
Come CGIL abbiamo giustamente sostenuto gli sforzi del Governo greco per cambiare radicalmente le politiche economiche e sociali che hanno condotto la Grecia in una situazione insostenibile socialmente ed economicamente.
Così come abbiamo condannato gli inaccettabili interventi tesi a cambiare il Governo che gli elettori greci si sono liberamente dati (attraverso libere maggioranze parlamentari): la partita che si è giocata non è economica, visto l'ordine di grandezza delle cifre in questione, ma squisitamente politica.
E non parlava solo alla Grecia, ma a tutta l'Europa, a tutti i popoli europei: non c'è alternativa alle politiche recessive, antipopolari ed autoritarie dei governi conservatori o delle larghe intese.
Questo sarebbe stato il messaggio se avesse vinto il SI'.
Invece l'alternativa c'è. Di sinistra ed europeista, del lavoro e di progresso.
E dalla Grecia può diffondersi in Spagna ed in Italia, ed attraverso di esse per tutta l'Europa.
Se i Governi europei, conservatori e delle grandi intese, non si mostreranno adeguati a rilanciare su basi alternative a quelle dell'austerità l'Unione Europea la Grecia potrebbe cambiare i propri referenti geopolitici e stipulare accordi sempre più stringenti con i Paesi del BRICS, Russia e Cina in testa. Se l'Europa unita era stata pensata anche come antidoto alle guerre che hanno profondamente segnato il nostro continente, l'ottusità delle classi dirigenti conservatrici corre il rischio di riportare la guerra guerreggiata tra noi (ed un tragico antecedente è costituito dalla guerra nella ex-Yugoslavia).
Assistiamo inoltre ad una probabilmente irreversibile crisi di senso dei partiti del socialismo europeo ed alla necessaria ridefinizione delle grandi famiglie politiche dell'Europa.
E sarà un bene. Come CGIL, e più complessivamente come sindacato europeo, dobbiamo fare ogni sforzo perché si riapra la trattativa e che si raggiunga un accordo sostenibile politicamente e socialmente dal Governo e dal popolo greco. E lo faremo.
Perché i rischi e gli scenari più foschi non sono affatto scongiurati.
Ed il Governo italiano è chiamato ad una iniziativa all'altezza della fase storica che stiamo e potremmo vivere.
Una fase storica il cui segno non è stato ancora compiutamente scritto.

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