Nei cantieri della tramvia di Firenze molte polemiche ma pochi operai
Di: Marco Benati
mer 16 set, 2015
Benati Marco

L'anno scorso, dopo alcuni anni di rinvii, sono partiti finalmente i cantieri per la realizzazione della seconda e terza linea della Tramvia, fondamentale opera per migliorare la viabilità e la qualità della vita in generale di Firenze. Prima dell'avvio dei lavori, come Fillea Filca e Feneal, come sempre, abbiamo presentato alle imprese esecutrici e alla stazione appaltante uno schema di accordo per la gestione della manodopera (contrattazione di anticipo) ma, come purtroppo sempre più spesso accade, nonostante anche la partecipazione al tavolo di ASL e DTL, è stato di fatto ritenuto dalle controparti e dalla stessa amministrazione comunale “superfluo” il tentativo di sottoscrivere un accordo quadro sul tema della regolarità e della sicurezza, nonché sui percorsi di assunzione della manodopera attualmente disoccupata.

Pertanto i lavori sono partiti: pochi operai delle imprese principali esecutrici e molti operai di imprese in subappalto assunti principalmente con contratti a termine. Come da noi sempre rivendicato, anche la mancanza di un piano condiviso sulla gestione della manodopera ha influito negativamente sui tempi di realizzazione, generalmente in ritardo rispetto al crono-programma e fonte di infinite polemiche in questi mesi, nonché anche sulle condizioni di lavoro, ad esempio orari di 10/11 ore al giorno, in condizioni di alto rischio per il calore nel mese di luglio.
Questa difficile ed insostenibile situazione, da noi tenacemente contrastata, ha portato ad una svolta nelle relazioni sindacali e si è così firmato il 6 agosto un accordo-quadro, che prevede tra l'altro la timbratura giornaliera del cartellino, il tutor per la formazione e sicurezza, un tavolo di confronto mensile con tutti i soggetti responsabili dell'opera. Questo è sicuramente un passo in avanti, ma rimangono ancora aperte tutte le contraddizioni, purtroppo proprie del settore dell'edilizia, quale “l'ordinario” utilizzo del lavoro straordinario al posto di maggiore occupazione. A questo riguardo fin dall'inizio abbiamo proposto e sostenuto che, ove tecnicamente possibile, il lavoro a turni giornalieri è la soluzione migliore sia per garantire il rispetto dei crono-programmi, e quindi alleviare le molte difficoltà della cittadinanza, sia per garantire maggiore occupazione. Ma al momento non c'è nessun cambiamento. In queste ultime settimane sta emergendo un'ulteriore difficoltà delle imprese esecutrici riguardo ai ritardi dei pagamenti degli stati di avanzamento lavori, e anche questo è un rischio che può ricadere sugli operai e sui tempi di realizzazione dell'opera.

In ultima analisi, le contraddizioni rilevate in questi mesi di lavori sembrano purtroppo confermare tutte le contraddizioni del nostro settore, e questo deve indurre tutti a rivedere le forme di assegnazione degli appalti, l'istituto del project financing, e il moltilpicarsi di normative, quali il Jobs Act, che limitano sempre più la tutela e la possibilità di rappresentanza dei lavoratori.

(l'autore è segretario generale della Fillea Cgil Firenze)

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