Le professionalità della scuola vanno valorizzate e non umiliate
Di: Gabriella Bresci
mar 20 ott, 2015
Gabriella Bresci

Viste le risorse che il Governo intende finalizzare per rinnovo dei contratti pubblici bloccati dal 2009, è evidente che in realtà non intende rinnovarli. Le risorse stanziate nella Legge di stabilità, infatti, comportano un aumento medio in busta paga di circa di circa 7 euro netti. Una cifra inaccettabile e offensiva della dignità dei lavoratori pubblici e non rispettosa della sentenza dello scorso giugno con la quale la Corte Costituzionale ha sancito l’illegittimità del blocco della contrattazione collettiva nel pubblico impiego. Allo stesso modo il Governo risponde al Tribunale di Roma, che lo scorso 16 settembre, a seguito del ricorso presentato dalla FLC CGIL, ha ordinato alla Presidenza del Consiglio e all’Aran di avviare "senza ritardo"_ la contrattazione collettiva per il comparto della scuola, dell’università, ricerca, AFAM e relative aree dirigenziali. Si tratta di un atto di ignoranza o di arroganza del Governo?
Quello che è certo è che si tratta di un ulteriore schiaffone ad una categoria che in questi anni, in perfetta solitudine e ben al di là degli obblighi contrattuali, si è prodigata per sorreggere la traballante impalcatura scolastica. Dal 2007, anno in cui è stato siglato l’ultimo contratto della scuola per la parte normativa, la scuola ha subito profonde trasformazioni che hanno portato a una forte riduzione sia di personale che di risorse economiche, a fronte però di un aumento di carichi di lavoro e di responsabilità di tutto il personale, peggiorando l’erogazione del servizio, compresa la qualità dell’offerta formativa. Tutti gli interventi sulla scuola, compresa la legge sulla “Buona Scuola”, hanno unilateralmente modificato in peggio le condizioni dei lavoratori. gi nella scuola siamo in presenza di una emergenza salariale, dopo l’ultimo irrisorio aumento del Contratto del 2009 (talmente irrisorio che la FLC Cgil non lo firmò) è stata cancellata l’utilità di quattro anni ai fini della progressione retributiva di anzianità: 2010, 2011, 2012 e 2013. In concreto, il personale ha rinunciato al salario accessorio per pagarsi gli scatti di anzianità. E’ stato bloccato anche il riconoscimento economico dell’incremento della vacanza contrattuale, una vacanza che ormai ha superato i limiti della decenza. Oggi ad una perdita salariale che è intorno al 9% il Governo risponde con una cifra offensiva che umilia tutto il personale docente e ATA. La “Buona Scuola”, a differenza di quanto il Presidente del Consiglio e il ministro Giannini vorrebbero fare credere, non comporta nessun aumento retributivo, nemmeno per personale docente. Ad esempio, i 500 euro - dei quali il ministro Giannini ha esaltato l’arrivo in busta paga dei docenti - non sono salario ma una somma a disposizione esclusivamente per spese specifiche legate alla formazione e da rendicontare. E’ escluso il personale assistente tecnico amministravo e, incomprensibilmente, sono esclusi dal “bonus” i docenti precari impegnati, non meno degli anni passati, a garantire il funzionamento del sistema scolastico, con minori garanzie e preclusione di pari diritti. La “Buona Scuola” e l’attuazione della Legge di stabilità del 2015, in vigore nella scuola dallo scorso 1° settembre, stanno accentuando le criticità delle scuole, a partire da alcuni aspetti di ingestibilità causati dalla riduzione del personale ATA e dalle limitazioni delle supplenze su questi profili. E’ questo un ulteriore modo di umiliare il personale, l’impossibilità di nominare un supplente significa che il lavoro svolto non è importante: esserci o non esserci è la stessa cosa. Si dimentica così l’apporto fondamentale di questo personale per il funzionamento, l’erogazione dei servizi tecnico amministrativi, la vigilanza, la sorveglianza e l’ausilio agli alunni disabili.
In questo contesto prendono ancora più forza le iniziative unitarie programmate per il mese di ottobre attraverso momenti specifici che evidenziano le emergenze riferite ai diversi profili professionali operanti nella scuola. La prima si è svolta lo scorso 15 ottobre presso l‘ITIS Galilei a Roma e ha visto protagonisti i dirigenti scolastici. Si tratta degli stessi dirigenti dei quali la legge sulla Buona Scuola snatura le funzioni che sono attribuite dall’autonomia scolastica, trasformandoli in manager, anziché in leader di una comunità educante, gli stessi dirigenti ai quali si attribuisce un riconoscimento economico per l’aumento di responsabilità che in realtà è pari nemmeno alla metà della somma sottratta negli anni precedenti alla categoria. La mattina del 22 ottobre si terrà un sit in davanti al MIUR centrato sulle problematiche del personale ATA. Infine, il 24 ottobre è prevista una giornata di mobilitazione nazionale, articolata in iniziative promosse a livello regionale atta a rivendicare il rinnovo contrattuale. In Toscana, l’iniziativa unitaria è articolata con l’Assemblea unitaria delle RSU e dei delegati della Toscana che si terrà dalle 10 alle 12 presso aula Battilani dell’Università di Firenze in via Santa Reparata 65, alla quale seguirà una marcia aperta a tutti per concludersi con un lancio di palloncini.
Per questo anno scolastico si tratta della prima iniziativa regionale unitaria alla quale seguiranno altre forme di mobilitazione, perché non ci può essere miglioramento della qualità della scuola senza valorizzare in termini salariali e professionali il lavoro del personale. Pertanto, continueremo la legittima rivendicazione per la riconquista del CCNL.

(l'autrice è membro di Flc Cgil Toscana)

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