La forza della ragione
Di: Maurizio Brotini
mar 17 nov, 2015
Maurizio Brotini

I tragici fatti di Parigi ci impongono il tentativo di un'analisi lucida e rigorosa dei processi in atto, alla quale far seguire proposte politico-diplomatiche coerenti. A questo proposito soccorrono utilmente tre articoli che segnaliamo per approfondimenti: ci riferiamo a quanto apparso a caldo su Famiglia Cristiana e reperibile in rete, la lunga intervista a Romano Prodi sul Sole24Ore di domenica 15 novembre e l'articolo del professor Gian Paolo Calchi Novati sul Manifesto del 17 novembre.
Sarebbe infatti un grave e tragico errore per l'Europa reagire come l'America dopo l'11 settembre con la guerra in Irak: solo un accordo che veda protagoniste gli Usa e la Russia può togliere ai terroristi l'acqua nella quale nuotano, come i finanziamenti occulti da parte delle fondazioni arabe al Califfato e alla sua economia nascosta che sostiene il terrorismo. Così come tragica è stata soprattutto da parte della Francia l'iniziativa della guerra alla Libia.
Sembra purtroppo che le risposte che si stanno approntando ricalchino i tragici errori compiuti, con drammatiche e purtroppo prevedibili ed annunciate conseguenze all'interno degli Stati Europei: da quando gli Stati Uniti e l'Europa sono impegnati così direttamente e così pesantemente, la “guerra” non potrà avere infatti come unico ed esclusivo teatro operativo il solo Medio Oriente. Se da tempo immemorabile le guerre tra Nord e Sud e tra le potenze occidentali si sono combattute sostanzialmente al di fuori dei territori americani ed europei, la distruzione da parte delle potenze occidentali di interi stati - con la conseguente possibilità di costituzione di una realtà come l'Isis - porta il conflitto all'interno delle nostre comunità. Possiamo metterle in fila: Afghanistan, Iraq, Iugoslavia, Libia e Siria.
Solo accettando un mondo multipolare che ripristini un equilibrio rotto dalla fine dell'Urss, solo ribadendo il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, solo con la ripresa del principio dell'integrità statuali sarà possibile contrastare efficacemente il terrorismo, intervenendo sui paesi che ambiguamente lo proteggono ed incoraggiano, spesso alleati con l'Occidente come Arabia Saudita e Turchia, come precedentemente il Pakistan. Lo ribadisce efficacemente Famiglia Cristiana: l'Isis è un movimento terroristico “armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l'Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell'Europa”.
Tutto il contrario della retorica della guerra di civiltà e del ristringimento degli spazi democratici in Francia ed in Europa: solo interrogandosi sugli effetti che la crisi economica e sociale induce e sui reali processi di integrazione e di costruzione di identità collettive ed individuali positive sarà possibile sottrarre masse sempre più ingenti alla manovalanza terroristica di matrice integralista che gran parte del mondo islamico definisce - probabilmente con termine appropriato - “fascista”.
Che fare dunque?
Annientare l'ISIS in accordo con il governo siriano e con quei paesi, come la Russia, che hanno tutto l'interesse a contrastare, insieme ad Europa e USA, il pericolo integralista.
Togliere al terrorismo islamico l'acqua nella quale nuota in Europa. Gli attentatori di Parigi erano cittadini francesi. E' fondamentale rilanciare il progetto di un'Europa dei popoli, di un'Europa sociale e politica liberata dalle politiche di austerità recessiva che stanno approfondendo e acuendo un sentimento di ingiustizia e alienazione soprattutto fra le fasce più fragili della popolazione, a partire da molti migranti di seconda o terza generazione.
Affrontare diplomaticamente in maniera energica ed efficace - spingendo ed incalzando Israele e Turchia - , i nodi relativi ai Palestinesi e ai Curdi, per un senso di giustizia e per togliere un argomento al sentimento anti occidentale sempre più diffuso in Medio Oriente.
Le risposte della Francia e del G20 vanno drammaticamente in direzione opposta da quanto sarebbe necessario ed auspicabile. Al movimento dei lavoratori europeo, alle forze ed ai Governi progressisti, ai sinceri democratici, agli uomini ed alle donne di buona volontà e a tutti coloro che hanno pianto lacrime di compassione tocca un compito arduo ma necessario per un futuro di pace e di liberà per noi e per i nostri figli.

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