E' in gioco il Contratto nazionale come autorità salariale
Di: Alice D'Ercole, Alessandro Rapezzi
mer 25 nov, 2015
pubblico 28 nov

I lavoratori dei servizi pubblici della Toscana sabato 28 novembre saranno in piazza a manifestare per il diritto al rinnovo del Contratto nazionale. Sono circa 30 i pullman in partenza dalla nostra regione che porteranno a Roma oltre 1500 lavoratrici e lavoratori pubblici.
Il Governo stanzia nella Legge di Stabilità poco meno di 300 milioni per il rinnovo dei contratti di 3 milioni e 200mila lavoratori: un rinnovo che, se le norme non cambieranno, sarà di pochi euro al mese. Una miseria che dimostra come il datore di lavoro più importante del Paese (ovvero lo Stato) non valorizza i propri dipendenti che quotidiamente. con professionalità e dedizione, lavorano al servizio dei cittadini, a garanzia dei diritti di ciascuno. E lo fa nonostante la Corte Costituzionale abbia detto che il rinnovo del Contratto è un diritto.
Se il Contratto poi, come emerge dalle dichiarazioni della Ministra, sarà erogato non su incrementi stipendiali ma su un non definito e fumoso processo di valutazione di performance, allora la destrutturazione del Contratto nazionale è completa. E' definitivamente messo in discussione il ruolo del CCNL quale autorità salariale nel Paese.
La posta in gioco è alta, per tutto il mondo del lavoro e per il Paese: è in gioco il valore del Contratto nazionale, è in gioco la dignità del lavoro pubblico e quindi dei servizi che garantisce.
La Legge di Stabilità, in continuità con le precedenti manovre, scardina la struttura del nostro Paese: riduce, impoversice e destruttura i servizi attraverso un costante e progressivo definanziamento.
Ipotizziamo che si riduca la tassazione: ma quale è il prezzo di questa riduzione? Purtroppo minori e peggiori servizi universali per i cittadini, basta vedere il mancato finanziamento per 2 miliardi del fondo sanitario nazionale. Un Paese che cambia pelle, che rompe il patto di solidarietà su cui si è retto dal dopoguerra ad oggi - in cui il sistema di tassazione generale garantiva equità e universalità di accesso ai servizi pubblici - per trasformarsi in un Paese in cui chi ha di più avrà più diritti e chi ha meno sarà destinato a non poter accedere ai servizi. Un paese più diseguale, dove la valorizzazione del lavoro pubblico venuta meno mette in discussione lo stesso concetto di democrazia.
Per tutto questo saremo in piazza il 28 novembre, per riaffermare valori di giustizia e equità universali: il terrorismo, ad esempio, si combatte con politiche internazionali giuste, senza l'uso sconsiderato della violenza e della guerra che genera purtroppo solo ulteriore violenza e guerra. In piazza per dire che la paura non può impedire la rivendicazione di princìpi e valori giusti, unica vera soluzione alle condizioni di vita di una parte di questo nostro mondo globalizzato.

(gli autori sono segretari generali di Fp Cgil Toscana e Flc Cgil Toscana)

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