Una scuola e un presidio medico per spezzare le catene dell'odio
Di: Maurizio Brotini
mer 09 dic, 2015
Maurizio Brotini

L'uccisione di due giovani uomini provenienti dal Senegal, Mor Diop e Samb Modou, in piazza Dalmazia a Firenze per mano di un frequentatore di Casa Pound, quattro anni fa. Lasciano mogli e figli, lasciano due intere comunità. Perché la memoria non andasse perduta, a dimostrazione che Firenze e la Toscana sanno e hanno voluto essere vicini e solidali alle famiglie delle vittime, la Regione Toscana, l'Arci Regionale, la Fondazione Il cuore si scioglie e la Cgil Toscana hanno promosso due progetti di solidarietà concreta - contro razzismo ed indifferenza - per i villaggi di origine di Diop e Modou. Promossi su richiesta dei due villaggi: un luogo dove nascere senza rischiare troppo di morire ed una scuola, strumento straordinario di crescita e di libertà.
Spezzando il rischio di una catena di odio, una lezione straordinaria. Non tutti i bianchi uccidono gli uomini di colore, non tutti gli uomini di colore - di fede islamica o meno - reagiscono con l'odio ed il terrore alle ferite inferte per secoli al continente africano dal mondo occidentale.
Abbiamo visitato i due villaggi accolti in maniera festosa e pacifica, come strumento di un volere che gli uomini non possono comprendere: da ciò che è stato tolto, un bene grande è stato dato. Un senso del sacro di natura animista e primordiale. Potente.
Abbiamo assistito ad un rito animista che mutava nel suo farsi in uno strumento di battaglia culturale contro pratiche legate al parto pericolose per le madri ed i nascituri: alle invocazioni magiche ed ai metodi della tradizione - inefficaci e pericolosi - le donne che recitavano per noi sostituivano l'indicazione di rivolgersi alle moderne tecniche della prevenzione e della medicina, da trovarsi proprio nel presidio medico che avevamo contribuito a terminare. Uno strumento pedagogico per indirizzare tutte le donne del villaggio e della zona. Come i futuristi russi durante la rivoluzione bolscevica, pitturando i treni, addentrandosi nei più reconditi paesaggi della Siberia a parlare ai contadine ed alle contadine di educazione sessuale e di contraccezione.
Una città, Dakar, umida, intrisa di idrocarburi malamente combusti, coperta dalla sabbia del deserto, il mercato, le periferie. Due villaggi, un'isola. Gorée, l'isola degli schiavi, proprio davanti a Dakar.
La “porta del viaggio senza ritorno” della Maison des esclaves, il luogo durante il quale per centinaia di anni portoghesi, olandesi e spagnoli hanno fatti schiavi milioni di africani spediti nelle Americhe. Si racconta che Nelson Mandela, visitandola, si fosse ritirato nell'anfratto più cupo e inaccessibile, e vi fosse rimasto per lunghi minuti, piangendo. Visitatela, informatevi, fatevi raccontare dalle guide del luogo quale fosse il trattamento riservato per centinaia di anni a uomini, fanciulle, bambini africani dall'uomo bianco. E fatene tesoro.

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