Di qualcosa si deve vivere: Massa Carrara ha diritto di futuro
Di: Paolo Gozzani
lun 14 mar, 2016
Paolo Gozzani

Lo stato di agitazione dell'intero territorio provinciale che Cgil, Cisl e Uil hanno scelto di proclamare prende atto del fatto che il tempo a disposizione per riflettere sulle decisioni da prendere è finito.
La mancata conferma dell'Area di Crisi Complessa da parte del Governo, e la mancata firma dell'Accordo di programma con la realizzazione di numerosi interventi strategici di riqualificazione e di riconversione dell'area industriale di Massa Carrara, denotano la totale mancanza di sensibilità politica verso il nostro territorio. Il tempo a disposizione delle istituzioni per riflettere sulle decisioni da prendere è finito.
Massa Carrara ha perso negli anni della crisi 5000 posti di lavoro; e considerato il fatto che anche nei sei anni precedenti la nostra economia era in perdita, mentre tutto il resto della Toscana cresceva, non possiamo più permetterci di rinviare ancora la definizione di un progetto di sviluppo condiviso, da imporre finalmente all'attenzione del Governo. Qui scontiamo da molto tempo la cronica inadeguatezza del settore manifatturiero e di quello turistico, entrambi presenti in quote risibili e molto al di sotto della media regionale; oggi poi che anche il settore dei servizi pubblici rischia di conoscere una contrazione drammatica, per effetto soprattutto dei tagli alle province e ai servizi in appalto, non si capisce più di che cosa si dovrebbe vivere, da noi. Anche le Camere di Commercio vivono una stagione immotivatamente precaria.
I giovani che non trovano lavoro e i meno giovani che lo hanno perso, chi non sa più dove sbattere la testa perché non può più contare su alcun tipo risorsa; c'è bisogno di trovare subito due risposte, entrambe necessarie: uno strumento immediato di sostegno al reddito che sia dignitoso, utile e in grado di dare speranza di una vera ripresa, personale e collettiva e un progetto di sviluppo comprensibile e credibile, che dalla carta passi rapidamente a cambiare il volto del territorio.
Ci sono opere che da anni tutti riconoscono come necessarie ma che non decollano mai, come la bonifica della falda della zona industriale che ne condiziona l'appetibilità, il risanamento idrogeologico dei canali e dei fiumi che regolarmente esondano, l'ampliamento del porto commerciale ed il miglioramento della rete dei trasporti che lo collegano alla zona industriale, la delocalizzazione delle aziende del lapideo e lo sviluppo della filiera del marmo. Quali sono i problemi lo sappiamo e quali sono le soluzioni anche. Ora si tratta di pretendere che le risorse necessarie a metterle in pratica siano trovate. Gli interventi che abbiamo richiesto e che sono contenuti nella nostra piattaforma devono finalmente essere realizzati.

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