25 aprile: l'esempio di persone normali che si comportarono da eroi
Di: Gianluca Lacoppola
gio 21 apr, 2016
Gianluca Lacoppola

Tra pochi giorni si festeggerà la Liberazione dal nazi-fascismo. Festeggiare è il termine giusto perché dopo le tenebre della guerra e della dittatura gli italiani poterono tornare a pensare al futuro con rinnovata speranza. In fondo potevano aspettare di essere liberati, potevano star chiusi nelle loro cantine e invece alcuni decisero di combattere per la libertà di tutti e costrinsero in tanti a fare una scelta. Ci fu chi andò a combattere in montagna, chi tra i gappisti in città, chi sosteneva il CLN nelle fabbriche e ci fu chi diede mano nascondendo un ricercato o trasportando armi e informazioni. La Liberazione fu un crescendo di popolo in cui i pochi quadri comunisti, socialisti, azionisti tornati dall'esilio, dalle prigioni fasciste, dal confino si saldarono con una generazione che, sentita la chiamata della Storia, non rinunciò a rispondere.
Eppure avvicinandoci al 25 aprile sono almeno due gli errori che dobbiamo evitare di fare. Il primo è profonderci in inutili mitizzazioni. I partigiani non erano supereroi, non erano uomini e donne con doti eccezionali. È bene ricordarlo! Erano persone normali, che sentivano il dolore e la paura. Erano uomini e donne spesso giovanissimi che decisero di comportarsi da eroi e questo rende la loro decisione ancora più significativa ed esemplare. Il secondo, e forse peggiore, è quello di fare del 25 aprile un giorno di celebrazioni rituali, svuotando la Liberazione del suo alto valore morale e sociale.
Non è un caso se l'antifascismo è storicamente sopravvissuto al suo avversario: la dittatura fascista. Chi oggi si iscrive all'Anpi lo fa appunto assumendo la qualifica di “antifascista”. Ed è un termine ancora oggi ricco di significato.
Chi ha lottato per la libertà lo ha fatto pensando di donare alle future generazioni un mondo di pace, una società in cui ogni essere umano potesse vivere una vita dignitosa libera dal bisogno e in cui il lavoro perdesse i suoi elementi di sfruttamento per diventare realizzazione di sé. Dovrebbero pensarci tutti coloro che hanno modificato le leggi sul lavoro (negli ultimi 20 anni) e chi oggi propone di modificare in profondità la Costituzione figlia della Resistenza. Ma soprattutto spero ci penseranno coloro che si preparano a festeggiare la Liberazione. L'Anpi sarà insieme a tutti loro con il desiderio di tornare ad avere la speranza nel futuro.
Buon 25 aprile!

(l'autore è presidente sezione ANPI Di Vittorio - Firenze)

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