Non facciamo cadere anche l'Umanesimo in quella voragine sul Lungarno
Di: Maurizio Brotini
ven 27 mag, 2016
Maurizio Brotini

E' ben triste cosa che Firenze, culla di quella categoria storiografica che Eugenio Garin definì ed affermò come Umanesimo, regredisca nel dibattito pubblico sullo sprofondamento del lungarno Torrigiani a banali e riduttivi criteri interpretativi come quelli dell'errore umano e della fatalità dell'accadere. Dall'homo faber, artefice della propria fortuna e del proprio destino, irrobustita da un farsi collettivo e quindi pubblco e politico, ad un dibattito salvo importanti eccezioni tutto piegato ad una logica giuridico formale sulle responsabilità dei singoli. Le città e i territori fortemente e storicamente antropizzati come quello toscano necessitano di cura, attenzione, manutenzione. Non si prestano alla retorica della velocità dell'uomo solo al comando e delle opere – grandi – da vendersi su un agone politico tutto schiacciato sugli annunci e sull'eccezionalità delle scelte. Le conseguenze politiche concrete sono e saranno sempre più evidenti sul piano della gestione e salvaguardia del territorio e delle città. Bene hanno fatto le organizzazioni sindacali regionali dei lavoratori a ribadire il punto che nulla può essere imputato alle responsabilità dei singoli lavoratori, chiamati da subito ad agnelli sacrificali di una responsabilità che sta tutta in capo alle scelte della politica. Se come il Sindaco di Firenze ha giustamente ricordato in questa occasione la società di gestione deve tradurre le indicazioni dei Comuni e se il Comune di Firenze è il capofila, politicamente la domanda e la responsabilità politica dell'accaduto stanno in capo a questa amministrazione comunali ed alle precedenti.
Vista, tra le altre, la vicinanza e l'intreccio tra i vertici dell'azienda e i vertici delle istituzioni coinvolte. Il tema è per noi della CGIL quello della prevalenza degli interessi pubblici su quelli privati, ed una idea di programmazione alta e di coinvolgimento dei cittadini in tali scelte.
Il voler fissare in Costituzione un ente territoriale strategico come quello delle Città Metropolitane senza che questo sia chiaramente elettivo di primo livello costituisce un vulnus democratico grave a questo proposito, scelta che va di pari passo con l'aver abolito il voto diretto e non le Province nella precedente modifica ed aver reso il Senato un organo non più eletto direttamente dai cittadini.
Importanti e condivisibili le sollecitazioni del Presidente della Regione Toscana a questo proposito, che riprendiamo e rilanciamo come CGIL Toscana. L'acqua e la sua gestione devono essere pubbliche, per il rispetto del referendum che ha visto esprimersi a tal proposito milioni di elettori italiani, gli utili vanno reinvestiti tutti per interventi di manutenzione ed ammodernamento, i costi degli investimenti non vanno scaricati sulle tariffe, l'uscita dei soggetti privati va gestita in un lungo arco temporale dal punto di vista degli esborsi economici. Per fare tutto questo sono necessarie profonde modifiche a quanto prospettato dal decreto Madia ed un investimento nazionale al riguardo, riaprendo una dialettica politica forte rispetto ad un Governo che su tutto il tema dei servizi pubblici locali è tutto dentro ad una logica di restringimento del perimentro pubblico e di gestione privatistica di ciò che residua. Così come sarà necessario intervenire per contrastare un accentramento verticistico sul livello del Governo Centrale rispetto alle Regioni prospettato nella modifica del Titolo V presente nella proposta di modifica costituzionale che sarà sottoposta a referendum nel prossimo autunno. Come CGIL Toscana ci siamo, e siamo disponibili da subito ad affrontare in maniera strutturata tali questioni, riprendendo le sollecitazioni a tale riguardo contenute nel Piano Regionale di Sviluppo.
Monoutility regionali dove il pubblico e la buona politica decidano per il bene della nostra Regione, con una attenzione particolare al sistema tariffario, che deve prevedere differenziazioni in base al reddito, e dentro questo si doti di strumenti differenziati e premianti rispetto ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e a quanti soffrono i danni incolpevoli della crisi. Una visione dei servizi pubblici locali ed una massa critica che possano svolgere una funzione anticiclica rispetto agli scarsi investimenti privati e pubblici nazionali: vogliamo sperimentare su questo una forma di informazione ed apporto dei lavoratori e delle rappresentanza degli stessi secondo una intelligente ripresa del modello duale tedesco? Mostriamoci all'altezza della culla di quella straordinaria stagione che vide la centralità dell'Uomo associato nella costruzione del proprio destino, mandando in cantina termini e concetti come fortuna, caso e fatalità. E ci piace ribadire il concetto con un Proverbio Africano: "Se volete andare in fretta, andate soli; se volete andare lontano, andate insieme".

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