Tassa sui permessi di soggiorno: abbiamo vinto, ora scatta la fase due
Di: Giorgio Cartocci
mar 31 mag, 2016
Giorgio Cartocci

“La tassa sui permessi di soggiorno è sproporzionata”: il Tar del Lazio ci ha dato ragione. Siamo stati i primi a contestare la misura che da subito abbiamo considerato ingiusta, discriminatoria e incompatibile con le direttive europee. La mobilitazione da una parte e l'impegno giuridico dall'altra hanno pagato, arriva infatti una vittoria non soltanto del sindacato ma di tutti i cittadini stranieri presenti in Italia che chiedono di poter affermare il loro diritto all’integrazione. Festeggiamo, ma giusto un attimo: è già tempo della fase due, cioè di incalzare l'amministrazione affinché restituisca quanto indebitamente preso, e di vigilare che lo faccia.

E certo che arrivare qui non è stato facile. Dopo un lungo percorso che ci ha visto protagonisti nel contestare una norma dai più ritenuta “tollerabile” ma a nostro parere sempre considerata ingiusta e incompatibile con i regolamenti europei. Dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea che ha accolto le nostre tesi. Dopo l’avvio della campagna delle istanze di rimborso e, ultimamente, delle azioni legali davanti ai Tribunali Ordinari. Dopo tutto questo, il giudice del Tar del Lazio, basandosi sulle motivazioni dei ricorrenti, sulle norme europee e prendendo atto della Sentenza della Corte di Giustizia del 2 settembre scorso dichiara fondato il ricorso nella parte che lamenta “la radicale illegittimità dell’imposizione del contributo”. Richiama l’esigenza di disapplicare la normativa nazionale che ne impone il pagamento, in contrasto con la normativa di fonte comunitaria e dispone l’annullamento del D.M. 6 ottobre 2011 limitatamente agli articoli che lo normano. Ordina infine che la sentenza sia eseguita dall'autorità’ amministrativa. Il risultato di questa decisione è l’immediata operatività del dispositivo, che di fatto priva di qualsiasi supporto giuridico, anche pregresso, la legislazione che ha imposto la ingiusta tassa sugli stranieri siano essi titolari di permesso da lungo-soggiornati o di altro titolo di soggiorno. Quindi adesso non ci sono più alibi. Già da_oggi, gli stranieri che richiedono il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno non dovranno più pagare l’ulteriore contributo imposto dal decreto ministeriale del 6 ottobre 2011.

Ora è indispensabile che il governo e l’amministrazione pubblica si adeguino, senza perdere altro tempo, provvedendo a_predisporre la procedura per restituire agli immigrati i soldi_già versati. Supponiamo tuttavia che l’amministrazione sia impreparata ad accogliere l’esito della sentenza nonostante non siano previsti altri atti amministrativi per applicarne gli effetti. E’ necessario dunque interloquire con le sue strutture sollecitandole ad adeguarsi e a non richiedere il versamento del contributo per i permessi in rinnovo e rilascio da oggi. Intanto, Cgil e Inca continueranno a raccogliere i ricorsi di tanti cittadini stranieri che chiedono la restituzione di quanto l’amministrazione pubblica ha indebitamente riscosso. In Toscana contiamo migliaia di pratiche aperte, abbiamo da tempo lanciato una campagna informativa ad hoc: la sentenza del Tar del Lazio deve spingerci a insistere ancora di più.

(l'autore è coordinatore di Inca Cgil Toscana)

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