Diritti in carreggiata per Autostrade di buona occupazione
Di: Alessio Ammannati
mer 08 giu, 2016
Alessio Ammannati

Il 5 e il 6 giugno scorsi i lavoratori autostradali sono scesi in sciopero per il rinnovo del loro Contratto Collettivo nazionale di Lavoro (Ccnl lavoratori concessionarie autostradali e dei trafori). L'adesione alla mobilitazione sindacale, promossa da Filt Cgil, Fit Cisl, uilt, Sla Cisal e Ugl, ha avuto dell'eclatante. La effettiva media nazionale si è attestata su un realissimo 85%, mentre in Toscana, segnatamente in Autostrade per l'Italia Direzione IV Tronco (il compartimento regionale), l'adesione ha superato il 90% nei comparti operativi e più del 70 per cento negli amministrativi. Tale massiccia partecipazione era nell'aria. Nelle maggior parte delle aziende autostradali, in particolar modo nella benettoniana Autostrade per l'Italia, imperversa da tempo un clima crepuscolare.

Un clima crepuscolare

In quindici anni si è assistito al dimezzamento degli organici, anche grazie alla introduzione di una automazione a marchio labour saving; all'impoverimento della qualità del servizio in generale e alla diminuzione dei servizi alla utenza (basti pensare, ad esempio, alla riduzione dell'orario di apertura dei Punti Blu); all'innalzamento esponenziale dell'età media dei lavoratori, oggi attestata in ASPI (AutoStrade Per l'Italia) sui 52 anni. E tutto ciò per riassumere i tratti più macroscopici della situazione. Eppure, in generale, le Concessionarie autostradali hanno incrementato enormemente la produttività pro-capite per addetto e presentano utili di bilancio stratosferici. Tanto che Autostrade per l'Italia ha chiuso l'esercizio 2015 con un utile netto di bilancio di circa 900, sì 900!, milioni di euro. Mostrando, così, di essere un'azienda dove poter fare una ulteriore buona ed utile occupazione. Se non qui, infatti, dove? A fronte di tali risultati, i lavoratori e le loro Organizzazioni sindacali hanno prospettato una piattaforma per il rinnovo contrattuale di carattere redistributivo, non solo dal punto di vista salariale ma pure sul versante di una revisione del sistema classificatorio che facilitasse nuove e inderogabili assunzioni in ogni settore operativo. Permettendo in tal modo al sistema autostradale di poter risultare davvero uno dei volani infrastrutturali della economia italiana e non solo un deposito di enorme flusso di cassa dei vari Benetton o Gavio. La risposta delle associazioni datoriali ha seguito l'input della più oltranzista ala confindustriale, richiedendo ai lavoratori addirittura la restituzione degli aumenti salariali del precedente rinnovo di contratto e ulteriori flessibilità normative e salariali. Si è così arrivati allo sciopero del 5/6 giugno scorsi. Una mobilitazione – ripeto – che non ha precedenti nelle agitazioni sindacali autostradali degli ultimi quindici anni. Un risultato straordinario a cui una parte delle aziende, tra cui ASPI, ha pensato bene di rispondere imbottigliando gli utenti in circolazione nei tratti autostradali.

Lo sciopero del 5/6 giugno, i diritti di tutti e il lavoro

Eh, sì. Come molti potranno testimoniare, il 5 giugno ASPI ha pensato bene, contravvenendo agli accordi nazionali di gestione degli impianti in caso di sciopero e ai più elementari criteri di sicurezza, di chiudere tutti i varchi (piste) manuali; mentre, invece, gli accordi e le norme stabiliscono e suggeriscono di lasciare aperta almeno una pista manuale, durante lo sciopero, affinché il traffico possa scorrere in uscita, senza pericoli. Insomma, pur di salvaguardare il pagamento del pedaggio le aziende hanno dirottato sui varchi telepass e automatici tutto il traffico, creando innumerevoli disagi e code interminabili, e aprendo le sbarre dei varchi in alcuni momenti, allorché le situazioni diventavano estremamente critiche. Le Organizzazioni sindacali, come naturale, hanno denunciato tale comportamento irresponsabile delle direzioni aziendali, che lede il diritto degli utenti alla libera circolazione. E invitano i cittadini a rivolgersi alle Associazioni quali Federconsumatori, nel caso ASPI e le altre aziende richiedessero il pagamento del pedaggio dopo aver aperto i varchi nei momenti critici. E consigliano di rivolgersi comunque a Federconsumatori per esigere il rimborso dell'eventuale pedaggio pagato nelle piste automatiche, durante le ore di sciopero, a fronte del grave disservizio procurato dalle aziende. A fronte di tutto ciò, in conclusione, le Organizzazioni sindacali stanno intensificando la mobilitazione, anche in Toscana. Ed è stato previsto un ulteriore pacchetto di ore di sciopero, dal 9 al 19 giugno, che i delegati degli impianti gestiranno autonomamente e seguendo i criteri dati dagli accordi nazionali di gestione degli impianti in caso di astensione sindacale dal lavoro. Adesso in ballo ci sono pure i diritti elementari dei lavoratori e degli utenti. Noi siamo sicuri che ce la faremo e invitiamo, infine, il governo regionale e quello nazionale a monitorare la situazione delle Concessionarie autostradali che gestiscono – è bene sempre ricordarlo – un monopolio naturale, un bene che è di tutti i cittadini. Occorrono più regole, più diritti, più controllo delle Autorità istituzionali, perché gestire una autostrada è gestire un bene comune.

(l'autore è esponente di Filt Cgil Toscana)

Condividi questo contenuto

Le ultime notizie

15-07-2019
Salvato dagli agenti della Polfer un uomo che camminava lungo ....
15-07-2019
Quota 100 non supera la Legge Fornero: secondo i sindacati il ....
15-07-2019
Falegnami (Castelfiorentino), l’azienda vuole licenziare ....
15-07-2019
Rimane confermato il codice arancione fino alle 21 di stasera, ....
©CGIL TOSCANA - progetto sviluppato con il CMS ISWEB« di ISWEB S.p.A. | Credits | Privacy CHI SIAMO ISCRIVITI
Italiano     English     Franšais     Deutsch     Espa˝ol     Russo