Ancora barbarie sul corpo di una donna, serve un cambio culturale da tutti noi
Di: Anna Maria Romano
mer 03 ago, 2016
Anna Maria Romano

L'ennesimo atto barbarico di violenza su una donna (Vania Vannucchi, morta il 3 agosto all'Ospedale di Pisa dopo esser stata aggredita e data alle fiamme il giorno prima a Lucca, ndr) si somma alla infinita lista di donne uccise, in quanto donne, per mano di uomo. Anzi: di un maschio. Perché non si può chiamare “uomo” qualcuno che usa solo la bieca logica del possesso, del branco, della violenza per rapportarsi con una Donna. E non caschiamo, di nuovo, nella trappola dell'amore rifiutato: perché chi compie un gesto così non sa nemmeno da che parte sta “l'amore”. Quello che sconvolge, ancora una volta, la barbarie con cui ci si accanisce sul corpo della donna. Non solo dare la morte, uccidere, annullare, ma fare scempio del corpo, torturare, infliggere dolore. In modo che la morte sia non solo morte, ma soprattutto patimento, punizione per non essere stata quello che il maschio di turno voleva: sua proprietà. In questo caso, come in troppi altri, ciò che sgomenta è il modo: dare fuoco, come si faceva con le donne considerate “streghe” nel Medioevo. E le streghe altro non erano che donne diverse, capaci di esercitare e rivendicare la propria differenza, il proprio diritto ad essere, "la donna-strega che scoppia di energia", alla ricerca spasmodica del significato della vita. L'impulso irresistibile della strega è essere se stessa, indipendentemente dagli altri, con fini propri da raggiungere, risorse proprie a cui attingere e pozzi profondi dai quali trarre materiale, portandolo alla superficie. Cosa altro è se non il diritto di ognuna (ed ognunO) di noi all'autodeterminazione? Alla libertà di essere se stesse/i? Alla libertà di scegliersi la vita? E cosa altro è il nostro essere sindacalisti se non una continua battaglia per questo, la nostra libertà,
attraverso il diritto di avere ed esercitare diritti, attraverso il lavoro libero, capace di dare dignità sociale a chi lavora e anche a chi no? E allora Compagne e Compagni, Donne e Uomini con la maiuscola, diciamo basta ai femminicidi con le parole e con i fatti. Ognuna ed ognuno di noi si faccia portatore di una cultura diversa dell'essere di diverso genere, che parta dal rispetto e dalla valorizzazione delle differenze: di tutte le differenze. Facciamoci strumento di un cambio culturale ognuno per il proprio ambito, dai luoghi di lavoro, a quelli della cultura di ogni grado e livello fino ad ogni momento del nostro privato. Perché prima della violenza mortale c'è la possibilità di cambiare il finale della storia. Questa battaglia deve diventare patrimonio del nostro agire quotidiano. Insieme. Senza sosta. Prima di dover diventare un altro nome da aggiungere alla lista.

(l'autrice rappresenta il Coordinamento Donne di Cgil Toscana)

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