Il Governo si accorge della questione sociale, ma sulle pensioni ancora non ci siamo
Di: Mauro Fuso
gio 15 set, 2016
Mauro Fusoo

Il Governo ha riscoperto da alcuni mesi la questione sociale. La crisi economica e la condizione sociale hanno determinato una reazione elettorale, che in qualche modo ha “obbligato” il Governo a convocare le parti sociali per affrontare le questioni del lavoro e della previdenza, fortemente sentite da milioni di cittadini.
Sulla previdenza il confronto ha prodotto, fino all’ultimo incontro di lunedì 12 settembre, alcuni esiti che è giusto inquadrare nell’ottica di un raffronto con le richieste avanzate dalla piattaforma CGIL CISL e UIL “Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani”.
Ciò che è emerso a tutt’oggi nel confronto, dove ancora mancano testi scritti e risorse definite, è un segno preciso: non si tratta della “riforma della riforma Fornero” (scusandoci per il gioco di parole) ma di una quantità di denaro (pur sempre importante, vista le penuria di lavoro e di reddito) nelle tasche dei pensionati attuali e futuri.
Ma andiamo con ordine. Ci sono indubbiamente alcuni aspetti positivi: il superamento delle ricongiunzioni cosiddette onerose, l’abolizione delle penalizzazioni per l’accesso alla pensione anticipata con contribuzione definita, l’equiparazione per i redditi da pensione alla no tax area dei redditi da lavoro, l’ampliamento della quattordicesima per i pensionati.
Permangono invece le contrarietà della CGIL allo strumento individuato dal Governo, la cosiddetta APE, l’anticipo pensionistico ancorché di carattere sperimentale per il prossimo biennio.
Non si tratta appunto per questo strumento di una riforma strutturale del sistema, ma di una sorta di “superammortizzatore” sociale per la platea degli agevolati, cioè coloro che non dovrebbero avere alcuna penalità dall’anticipo pensionistico.
Per questi casi è ovvio si tratta di una opportunità positiva; diverso è il caso dell’APE volontaria, dove si è obbligati a pagare l’anticipo di capitale, gli interessi e i costi assicurativi.
Si tratterebbe in quest’ultima situazione, come è evidente, di un anticipo pensionistico tutto a carico del lavoratore.
Non è questo il modo con cui la Piattaforma di CGIL CISL e UIL ha chiesto la pensione anticipata con 41 anni di contributi, senza penalizzazioni e senza collegamento con l’attesa di vita.
Alcuni titoli di giornale che hanno già parlato di intesa hanno corso davvero in avanti, perché un accordo, se ci sarà, dovrà naturalmente corrispondere, almeno in parte, alle richieste della Piattaforma, ed in particolare dare soluzione al tema dei lavoratori precoci e delle pensioni future per i giovani con carriere di lavoro difficili e discontinue.
A quel punto una valutazione complessiva permetterà di giudicare l’equilibrio dell’intesa e solo allora ci sarà un giudizio definitivo della CGIL, che comunque dovrà essere anticipato da una discussione interna al nostro sindacato che tutti noi dobbiamo avviare velocemente.

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