La riforma costituzionale toglie diritti e voce ai cittadini
Di: Tomaso Montanari
lun 24 ott, 2016
Tomaso Montanari

La rubrica della Cgil “Toscana Lavoro” (in onda su Toscana Tv) ha intervistato Tomaso Montanari, docente all’Università di Napoli e vicepresidente di "Libertà e Giustizia", sulle ragioni del No al referendum costituzionale del 4 dicembre.

C’è chi dice che a molti italiani di questo referendum costituzionale non importa granché. Sbagliano?

“Se è così sbagliano perché se passa il Sì conteranno ancora di meno. Questo referendum parte dalla diagnosi per la quale la malattia italiana è un eccesso di democrazia, si dice che in Italia ce n’è troppa e che le cose non funzionano perché i cittadini contano troppo, sono troppo rappresentati e hanno troppi diritti.
Questa è una riforma che contrae i diritti e ci toglie voce, se non si va a votare si fa esattamente il gioco di chi l’ha progettata. Lo slogan del Sì è molto significativo: ‘Basta un Sì’. Non solo evoca la pubblicità di un famoso lassativo (è divertente da notare), ma dà l’idea di una richiesta di delega in bianco. ‘Basta un Sì e poi non farti vedere più, caro cittadino, sparisci, dacci carta bianca’: è una richiesta sostanzialmente di disimpegno, di non partecipazione, esattamente il contrario del progetto della vera Costituzione. L’Articolo 3 dice che tutti i lavoratori devono poter partecipare alla vita democratica”.

Che ne pensa degli endorsement al Sì arrivati da parte degli attori internazionali, ultimo quello di Barack Obama?

“Fa molta impressione che un’America che si appresta a scegliere il male minore (Hillary Clinton di fronte a Donald Trump) possa dare lezioni di democrazia. Credo sia stato un errore, mi è dispiaciuto che l’abbia commesso un presidente come Obama, che peraltro ha molto deluso le aspettative di chi sperava che negli Usa prendesse finalmente il via una reale costruzione sociale. Mi è sembrato anche il riflesso condizionato di un’epoca ormai finita in cui l’Italia era era un paese a sovranità limitata. Anche questo però sta nel gioco del referendum, perché questa riforma costituzionale mira a ridurre la nostra sovranità e questa riduzione è già iniziata con le parole di Obama, dell’ambasciatore americano, delle grandi banche d’affari, di tutti gli altri che ci stanno dicendo quello che dovremmo fare”.

Il Sì dice che se non si fa ora questa modifica costituzionale non si farà più nulla: rischia di avere presa questo discorso, specialmente tra i più giovani?

“Pare che i sondaggi dicano che i giovani sono più orientarti sul No. C’è uno strano fronte che mette insieme partigiani, giovani, lavoratori. Tutte persone che per ragioni diverse hanno una idea di futuro, partigiani compresi nonostante l’età. Io credo che quello sia un punto di vista profondamente sbagliato: innanzitutto la Costituzione è stata già cambiata moltissime volte e la si potrà cambiare anche in futuro, ma non è distruggendo i diritti che si va avanti. Ci sono delle volte nella vita in cui bisogna dire di no per costruire un futuro diverso. Il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia ha ricordato che quando era giovane, e gli arrivò una cartolina precetto da parte della Repubblica Sociale Italiana, disse di no. E allora cosa era in quel momento più carico di futuro, un no o un sì? Questo Paese è abituato a dire sì come lo dicevano i cortigiani nelle vecchie corti, abituati a chinare la testa di fronte al potere. Dire no ora vuol dire poter rialzare meglio la testa domani”.

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