La prossima sfida è sul lavoro: a primavera il referendum Cgil
Di: Dalida Angelini intervistata da Ilaria Ciuti per 'La repubblica'
gio 08 dic, 2016
Angelini Dalida

La prossima sfida è sul lavoro: a primavera il referendum Cgil. Un altro referendum, suffragato da tante firme in più delle 500 mila necessarie. La data delle prossime elezioni lo potrebbe solo spostare nel tempo. Cadrebbe unicamente se il Parlamento approvasse a breve la proposta di legge di iniziativa popolare per la Carta dei diritti universali su cui sempre la Cgil ha raccolto un milione e 150 mila firme e che è già arrivata in commissione alla Camera. Perché dentro la Carta c`è già tutto quello che i quesiti referendari propongono, anzi di più, estendendo, la legge, i diritti cancellati e da recuperare anche autonomi o precari. Si annuncia un`altra campagna, certo non lunga e sanguinosa come quest`ultima, ma ancora una campagna referendaria. Chi la propone però non teme nessuna stanchezza, anzi. «Mi stupiscono coloro che lamentano le spese e la fatica dei referendum. Qualsiasi esercizio di democrazia vale la pena», esordisce Dalida Angelini, la segretaria toscana di un sindacato, come la Cgil che pur dando libertà di scelta si era pronunciata per il no e del no è stata un pilastro. Secondo Angelini la coincidenza non può che dare forza al prossimo referendum. «Perché la straordinaria partecipazione a questo sì o no ravvivato il desiderio dei cittadini di partecipare e perché la nostra campagna insieme a Arci e Anpi non è mai stata per mandare a casa Renzi ma sempre e solo sul merito. Attraversi i tanti dibattiti che abbiamo fatto in Toscana abbiamo spiegato la sostanza delle cose e della riforma e le persone hanno imparato a conoscere e apprezzare la Costituzione e, con questa, il valore dei diritti, la partecipazione, la democrazia. E il nostro è un referendum che proprio a questi valori si riferisce e che evidentemente sono temi che interessano le persone. La disaffezione alle urne degli ultimi tempi significa solo che mancava il succo del contendere». Apprezzare la Costituzione non significa, secondo Angelini, non volerne cambiare alcuni ordinamenti, pur di non toccare i principi non solo nella forma ma anche nella sostanza. «Noi abbiamo espresso in tempi non sospetti nei nostri atti congressuali la necessità di superare il bicameralismo perfetto, ma per fare una vera Camera delle Regioni. I titoli erano giusti ma lo svolgimento era sbagliato». Per questo secondo Angelini ha vinto il no. Ma non solo: «Il premier ha rappresentato la riforma come la panacea di tutti i mali, dalla sanità al lavoro, con una campagna elettorale ossessiva e ridondante come non può fare un presidente del Consiglio. Anche questo ha contato come lo ha fatto il disagio sociale delle persone che prima di vedere risolti i nodi del lavoro, la disoccupazione, il rilancio degli investimenti si sono viste proporre un quesito istituzionale». Adesso cosa serve? «Vista la situazione economica e sociale serve una grande responsabilità, e noi ci fidiamo del presidente Mattarella, nell`individuare un governo che dia risposte ai problemi. Dal lavoro alle pensioni, alla legge elettorale». da La repubblica/Toscana 08122016

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